Re: Vicini rumorosi dalla Giamaica: meglio che i napos sicuro
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Re: Vicini rumorosi dalla Giamaica: meglio che i napos sicuro         

Group: italia.napoli.discussioni · Group Profile
Author: Giga
Date: Sep 7, 2008 01:30

Luciano ha scritto:
> Avete sentito delle accuse di razzismo piovute sul critico letterario
> Steiner, che si è lamentato dei vicini di casa chiassosi
> (incidentalmente giamaicani) che col casino delle loro radio accese
> tutto il giorno gli impediscono di concentrarsi e lavorare?
>
> Quello che mi chiedo è: l'illuminatissima Susanna e l'altrettanto
> illuminato Coricelli cosa farebbero se si trovassero in una situazione
> del genere? Sopporterebbero stoicamente il casino notte e giorno per
> non essere tacciati di razzismo? Ma c'entra poi davvero il razzismo
> con questa storia, o in questo caso "razzismo" è una parola-taboo che
> si tira fuori anche a sproposito, o soprattutto a sproposito, per
> chiudere d'imperio ogni discussione?
>
>
> -------------------------------------------------------------------------
> da "LA STAMPA"
> È razzismo non sopportare
> i giamaicani?
>
> FERDINANDO CAMON
>
> Un coro di condanne accoglie la frase di George Steiner sui
> giamaicani: «Sono profondamente anti-razzista - dice in sostanza -, ma
> non mi piace che dei giamaicani vengano ad abitare vicino a me».
> Dunque: rispetto per gli altri, apprezzamento per i loro usi e
> costumi, ma finché non vengono a contatto con me: se mi toccano, mi
> riservo di far scattare la mia reazione di rigetto. Perché loro,
> vivendo la loro vita, m’impediscono di vivere la mia.
>
> Temo, purtroppo, che Steiner abbia ragione. E credo che quel che dice
> oggi non contraddica quel che ha sempre detto, per cui non è soltanto
> uno studioso che ammiriamo, ma un maestro che amiamo. Dalle università
> per cui è passato (Princeton, Stanford, Oxford, Cambridge) Steiner ha
> sempre tenuto d’occhio la letteratura nei rapporti con l’etica e la
> religione, e ha sempre infilato lo sguardo sulle relazioni fra potere
> e cultura, incultura e barbarie. Scrivendo questo articolo, non nego
> di sentire un certo orgoglio per averlo introdotto nella cultura
> italiana, convincendo Garzanti a tradurre Les Antigones (Le Antigoni,
> plurale), quando l’Italia non lo conosceva. Dire che ogni suo libro è
> una rivelazione non è abbastanza, la frase esatta è: «ogni suo libro
> ci migliora». Qualche dubbio mi lascia, e il lettore di questo
> giornale lo sa, La lezione dei maestri, un libro nel quale Steiner
> sostiene che il rapporto maestro-discepolo deve condurre a spartire
> non la cultura ma la vita, con tutta la sua quota di eros. Un rapporto
> perfetto fu dunque Martin Heidegger-Hannah Arendt. Questo rapporto
> l’ho sempre sentito come imperfetto e impossibile. L’eros accecava
> l’ebrea Hannah come il filonazismo annebbiava Martin. Ma non insisto
> sull’argomento, qui non conta.
>
> Adesso Steiner viene a dirci che lui teorizza e predica la parità fra
> tutti gli uomini, l’uomo è in ogni uomo, è giusto che tutti stiano con
> tutti, ma lui personalmente va in crisi se una famiglia giamaicana
> diventa sua vicina di casa. Adesso Steiner abita a Cambridge. «È
> comodo - dice - stare seduti nella propria abitazione e dire che il
> razzismo è orribile; ma non venitemi a chiedere di ripeterlo dopo che
> una famiglia giamaicana con sei figli s’è piazzata vicino a casa mia e
> suona "reggae and rock" tutto il giorno». Non basta: «Da quando ho dei
> giamaicani vicini di casa, il valore della mia abitazione è crollato».
> Dunque il problema non è rispettare gli altri, è accettare che gli
> altri non rispettino te.
>
> È la contraddizione fra la morale universale e la morale personale.
> Sul piano universale, tutti noi siamo contro la pena di morte, e non
> riusciamo (io, almeno, non riesco) a capire e ad accettare
> quell’articolo del Catechismo scritto dall’allora cardinale Ratzinger
> in cui la condanna a morte viene ritenuta lecita (è l’articolo n.
> 2267). Abbiamo sempre scritto contro la pena di morte. Ma non sappiamo
> (io, per quanto mi riguarda, non lo so) come ci comporteremmo con uno
> sconosciuto che venisse a uccidere un nostro figlio. Non escludo che
> potrei prendere un’arma e usarla. Nel momento in cui soffriamo un
> lutto, dovremmo essere interdetti. Ecco perché è giusto che i parenti
> delle vittime non stiano tra i giudici. L’America li fa sedere davanti
> alle esecuzioni, ma sbaglia.
>
> Come Steiner, ho degli extracomunitari vicini di casa. Non «come
> Steiner», ma peggio di Steiner. Questi extracomunitari, circa tremila,
> riempivano un’intera via di micro-appartamenti, il Comune ha deciso di
> ricostruire tutti i palazzoni dalle fondamenta e dunque li ha
> sloggiati. Allora quei poveracci giravano nei dintorni, dormivano
> davanti alle porte dei condomìni, si stendevano nei vani dietro
> l’ascensore, e qui facevano pipì e popò. Qualcuno, toccato sul vivo,
> perché abitava in zona, ha protestato sui giornali. Qualcun altro, che
> abitava lontano, ha invitato a sopportare, perché questi maghrebini
> vengono dal deserto e sono abituati a fare pipì e popò a pochi passi
> dalla capanna. È possibile. Ma il fatto è che a casa loro intorno alla
> capanna hanno terra ed erba, qui il pavimento intorno ai nostri
> condomìni è lastricato di marmo. Il traguardo non è che noi ci
> comportiamo come loro. Il traguardo è che loro imparino a comportarsi
> come noi. A casa loro i giamaicani possono assordare lo spazio di
> musica dura, più dura la musica, più alta l’allegria. Ma qui c’è
> Steiner che scrive, tutto quello che scrive va contro il razzismo, e
> se non sopporta il baccano perché gl’impedisce di leggere e scrivere,
> diventa razzista? E perché mai?
>

pensa ai dei napoletani come vicini.......altro che jamaicani.......
4 Comments
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