"Jack Ryan" ha scritto nel messaggio
news:47972035$0$17948
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> Non ve lo ha mica ordinato il medico di accettare i rifiuti dell'ACNA. E'
> evidente che qualcuno ha preso dei soldini li al sud.
Premesso che hai detto una stronzata chi percepisce i soldi lo fa per conto
altre figura. E' capitato con l'ex soindaco lezz che ha permesso all'allora
primo ministro craxi di mangiaersi 100 miliardi di lire con l'acqeudotto. è
accaduto adesso con il sig. governatore che ha permesso una enorme
ridistribuzione delle ricchezze in tuttas italia...
Crederai mica che abbiano dato l'appalto alla impregilo perche aveva
presentato l'offferta migliore?
I soldi che romiti e figlio hanno cuccato verranno redistristribuiti tra i
politici.
In quanto alla consapevolezza dei napoletani o deicampani in genere ti passo
la storia della IATO, fatta coi soldi della ricostruzone post terremoto (
miscuso con gli altri fruitori del NG per la replica deidati gia pubblicati
in passato, ma se questa gente dell'alta italia è disinformata e pigra io
non posso farci nulla)
.....
Ma la fabbrica piena di rifiuti tossici è ancora lì E' chiusa, nelle
fondamenta arsenico, cadmio e residui di lavorazione dei metalli che
rischiano di inquinare il fiume Ofanto
Stella Gian Antonio
Decine di imprese, spesso del Nord, hanno fatto affari d' oro speculando con
i lavori del dopo sisma. Il caso più clamoroso a Lioni con la «Iato» che
doveva assemblare fuoristrada Ma la fabbrica piena di rifiuti tossici è
ancora lì E' chiusa, nelle f ondamenta arsenico, cadmio e residui di
lavorazione dei metalli che rischiano di inquinare il fiume Ofanto DAL
NOSTRO INVIATO LIONI (Avellino) - È una gara con in palio la pelle:
arriveranno prima le ruspe del risanamento o quelle migliaia di tonnell ate
di veleni che stanno affondando nelle falde dello sventurato Ofanto? Venti
anni dopo il terremoto e il via alla ricostruzione miliardaria che un
convegno Dc salutò entusiasta come «la più grande mai compiuta in Europa»,
il cadavere di cemento del la Iato, la fabbrica morta con la pancia gonfia
di rifiuti tossici sepolti di nascosto nelle fondamenta, è ancora lì. In
attesa di essere sventrata, svuotata, ripulita. Ci vogliono almeno 5
miliardi. Firma dopo firma, pare che l' approvazione del fin anziamento
faticosamente s' avvicini. Goccia dopo goccia, l' arsenico e il piombo e le
altre scorie portate dal nord si avvicinano alla falda. Il fiume è lì, a
pochi passi. E ogni giorno che trascorre i più pessimisti cercano una
risposta nella salut e del gregge che il burbero «Bertone» pascola davanti
ai capannoni decrepiti e disseta con l' acqua pescata in due pozzi
artesiani: «"Bertone", come stanno le pecore?». Grugnisce: «Bene...». Sono
stati tanti gli imprenditori venuti dal Nord che hanno fatto i soldi col
dopo-terremoto in Campania. Si pensi ai consorzi crea ti per fare incetta
delle grandi commesse per le infrastrutture tipo quello che dietro la
Pizzarotti di Milano vedeva allineati la Pessina di Rho, la Grassetto di
Padova, la Bon atti di Parma, la Furlanis di Fossalta di Portogruaro e la
Cifa di Rovigo. O a quel veneto coperto d' oro per metter su un cantiere
nautico (mai aperto) a Morra de Sanctis, che stava a 860 metri di altitudine
e a 100 chilometri dal mare. O a quell' a ltro padovano che si fece
finanziare una fabbrica di camicie a Nusco per poi confezionare solo una
lettera in cui prometteva centinaia di assunzioni una settimana prima delle
elezioni. O alle schiere di architetti, geometri e ingegneri settentrionali
che si spartirono, secondo il rapporto della St. John' s University di New
York, «almeno seimila miliardi». Poche storie come quella della Iato
illustrano però quanto nel buco nero della ricostruzione, salutato dal libro
di Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola col titolo feroce di «Grazie, sisma»,
si siano saldati insieme l' affarismo di certi politici meridionali e la
spregiudicatezza di certi imprenditori settentrionali magari pronti a
sparare sui «terroni che si mangiano i soldoni». Perché i liguri della Iato
non si accontentarono di farsi dare dei soldi per mettere su un' impresa
fantasma: riuscirono perfino a farsi pagare prima lo smaltimento dei rifiuti
tossici e poi l' acquisto degli stessi rifiuti come materiale inerte per
costruire lo stabilimento. Se li ricordano ancora, a Lioni, i camion che
arrivavano nell' area industriale a metà strada tra Lioni e Nusco carichi di
una poltiglia di uno strano colore. Ne arrivarono per settimane e settimane.
Centoventi autorimorchi, forse d i più. Che portavano almeno 3.600
tonnellate di arsenico, cadmio e vari residui della lavorazione del piombo
che la Metalli e Derivati di La Spezia aveva rastrellato qua e là . Buttarono
tutta quella roba, la quale secondo Legambiente ha ancora oggi u na
concentrazione seimila volte superiore al tollerabile, nella grande fossa
costruita per le fondamenta. A pochi metri dalla falda che rifornisce l'
Ofanto, che scorre a 300 metri. Coprirono tutto e ci costruirono sopra la
fabbrica. E che fabbrica! Benedetta da un sontuoso finanziamento pubblico e
fortissimamente voluta da Paolo Pofferi e gli altri protagonisti della
Metalli e Derivati di La Spezia, destinati a essere presto arrestati per
altri scandali e poi travolti in una catena d' una dozzi na di fallimenti,
la Iato sarebbe dovuta essere uno dei punti di forza dell' area industriale,
assumere un sacco di gente e assemblare fuoristrada. Roba di buon livello,
sulla carta. Con motori della Fiat e scocche di una speciale vetroresina
costrui te dalla Passat, un' impresa bulgara di Mit churim che come fiore
all' occhiello vantava la produzione di sofisticati sommergibili per l'
Unione Sovietica. «Solo che per ogni scocca in vetroresina perfetta, coi
suoi strati da 4 millimetri, ce ne arri vavano tre così scadenti da essere
inservibili. Le accatastavamo sul retro e le lasciavamo lì», ricorda
Pasquale Mattia, uno dei dipendenti finiti sulla strada, «Con la "nostra"
vetroresina laggiù c' era chi si faceva gli sci, chi la barca...». Fatti i
conti, ogni fuoristrada veniva a costare alla produzione una quarantina di
milioni. Troppi, per competere sul mercato. Finì che in quattro anni, invece
di quattromila come era stato previsto, la Iato produsse 250 esemplari. In
buona parte rimasti per mesi e mesi nel parcheggio e poi svenduti, chiusa la
fabbrica e licenziati gli operai, a prezzi stracciati. L' inchiesta sulla
truffa, cominciata dal pm di Sant' Angelo dei Lombardi Mario Pezza, è finita
a La Spezia. Dove già la magistratura avev a accumulato due stanze stracolme
di faldoni sulle varie avventure fallimentari della Metalli e Derivati e
delle sue sorelle. Come quella della Metalli e Derivati Sud, aperta e chiusa
a Buccino dopo avere ingoiato 16 miliardi. O della Idaf-Igc, coinv olta
nello scandalo delle «lenzuola d' oro» per le Ferrovie dello Stato. O ancora
della Omtes di Buccino, che grazie agli accordi seguiti alla fine della
guerra fredda aveva incredibilmente vinto (nonostante i titolari fossero giÃ
stati incriminati p er altre vicende giudiziarie) un ricchissimo appalto per
smantellare e distruggere 633 carri armati M47. Carri armati smontati ma
finiti, invece che in una fonderia, nelle caserme di bellicosi Paesi in via
di sviluppo sottoposti a embargo internazion ale come la Libia, la Somalia o
la Costa d' Avorio. Quanto all' inchiesta sui rifiuti tossici seppelliti
sotto lo stabilimento, partita in gravissimo ritardo e solo grazie ai
rimorsi di un operaio che a distanza di anni denunciò di aver partecipato a
ll' operazione, è finita là dove finiscono tutte queste inchieste: in
prescrizione. E i cinque miliardi necessari per rimuovere e ripulire tutto
chi li paga? Noi. Gian Antonio Stella Nearby mer mag 23 2007 - 08:36:54 PDT