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Group: italia.napoli.discussioni · Group Profile
Author: AK-47
Date: Jul 20, 2008 13:57

Caro *****,

anch'io ho scelto la via dell'esilio verso una prospettiva di lavoro futura.
Io sono un musicista, ho terminato gli studi di pianoforte l'anno scorso
a Roma, col massimo dei voti. Ma già sapevamo tutti quanti, io e i miei
compagni di corso, che ciò non sarebbe servito a nulla. La vita di un
musicista è dura ovunque, ma in Italia la situazione è veramente
imbarazzante. Se la cultura è all'ultimo posto nelle manovre
finanziarie, la musica è considerata l'ultima delle arti. E pensare che
ogni anno c'è un uomo che su Rai uno parla del festival di Sanremo come
di una vetrina mondiale per la musica italiana... Mi si accappona la pelle.

Abbiamo poche orchestre, e quelle poche che ci sono non sono neanche
lontanamente comparabili all'orchestra più scarsa francese o tedesca.

Prospettive? insegnare nelle scuole dell'obbligo dov'è previsto
l'insegnamente della musica, perché tra l'altro non è un insegnamento
obbligatorio. Inoltre, essendo l'unico sbocco possibile, tutti i
diplomati nei conservatori fanno quello.

Da quando sono a Berlino ho respirato un'aria così frizzante, così
piacevolmente piena di cultura, che non c'ho pensato due volte: voglio
vivere qui, dove le persone normali vanno a sentire concerti, dove la
gente ti guarda con rispetto se dici che sei un musicista; in Italia ti
rispondono: "Musicista? carino, poi che altro fai?".

Ma la cosa veramente impressionante è vedere come sono trattati gli
studenti: sono portati sul palmo della mano dalle istituzioni; hanno
tutto quello che uno studente può sperare di avere per poter lavorare e
costruire il suo futuro e quello del Paese che lo ospita: mezzi gratis,
riduzioni su tutto, affitti bassissimi, e tasse universitarie ridicole
(con strutture di eccellente qualità). Un esempio di cosa vuol dire
investire sul futuro.
Da noi uno studente cosa ottiene? Un euro di sconto alla mensa
dell'università, quando va bene.

La burocrazia c'è, le regole ci sono, come da noi. Con una differenza,
si rispettano le regole perché il sistemi funzioni per tutti. Un
esempio. Quando ho preso una multa in metro ho provato col pianto greco
all'italiana, e mi sono accorto che non avrebbe mai funzionato con la
signora dell'ufficio multe (in effetti io la tessera mensile l'avevo
acquistata; ho dimenticato il portafogli a casa, quindi ero anche nel
giusto...) ma tant'è: le regole sono le regole. Talvolta è dura come
mentalità, e non stupisce che poi i tedeschi abbiano molte più turbe
psichiche delle nostre; tuttavia è un conforto sapere che c'è uno Stato
presente nel vero senso del termine, lo Stato che aiuta ed è al servizio
dei suoi cittadini.

Non nego che è dura anche qui, ma ci sono senz'altro ottimi motivi per
sperare bene.
L'arte qui è di casa. E questo per me è fondamentale.

Ti mando un caro saluto, avevo perso le speranze che potessero esistere
ancora uomini liberi.

Fabrizio *******
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