Crisi in Birmania (Na - c.a.p. 80100)
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Crisi in Birmania (Na - c.a.p. 80100)         

Group: italia.napoli.discussioni · Group Profile
Author: Andrea_doc
Date: Sep 28, 2007 02:23

RANGOON - Non si ferma la stretta delle forze di sicurezza contro i monaci
che da dieci giorni guidano la protesta non violenta contro il regime
militare in Birmania. Alle migliaia di manifestanti scesi di nuovo per le
strade di Rangoon hanno lanciato un ultimatum, intimando loro di disperdersi
entro pochi minuti con la minaccia di un'"azione estrema".

Hanno poi invitato i residenti che non partecipano al corteo a lasciare
libere le strade. Poco prima le forze dell'ordine avevano caricato un gruppo
di manifestanti e nel tentativo di disperderli avevano sparato in aria colpi
di avvertimento, stando a quanto riferiscono testimoni che parlano anche di
due feriti tra i dimostranti, in gran parte giovani, nei pressi della pagoda
di Sule.

Uno dei feriti è stato allontanato dal luogo della protesta da altri
manifestanti, a bordo di un'auto. Il secondo è stato prelevato dai militari.

Gli snodi principali di Rangoon sono stati bloccati da barricate con filo
spinato. Nei pressi della pagoda di Sule - uno dei punti nevralgici e più
significativi della protesta - sono stati piazzati almeno sette dispositivi
che possono essere usati come cannoni ad acqua contro i manifestanti.

Nella notte raid nei monasteri. Nella notte e poco prima dell'alba duecento
religiosi sono stati arrestati in una serie di raid nei monasteri di
Rangoon. Le truppe hanno setacciato anche monasteri nella parte
nordorientale della Birmania - che il regime ha ribattezzato Myanmar - dove
ci sono state altre grandi manifestazioni di protesta contro la giunta
militare. Secondo alcuni testimoni 500 monaci sono stati arrestati al
monastero di Mogaung nel distretto di Yankin e altri 150 al monastero di
Ngwe Kyaryan, nella circoscrizione di South Okkalapa. "Solo tre monaci
malati sono stati lasciati indietro" ha riferito alla Reuters un testimone.

Arrestati due dirigenti della Lnd. In nottata le forze di sicurezza hanno
arrestato a Rangoon due alti dirigenti della Lega nazionale per la
democrazia (Lnd), il partito della dissidente e Nobel per la pace Aung San
Suu Kyi. Lo hanno riferito alla Afp fonti dello stesso partito. Hla Pe e
Myint Thein sono stati arrestati mentre si trovavano nelle loro abitazioni.
Myint Thein è uno dei portavoce di Suu Kyi, agli arresti domiciliari da
anni.

Un portavoce della Lnd a Bangkok, in Thailandia, Zin Linn, ha confermato gli
arresti, aggiungendo che il partito sta cercando di ottenere notizie dalla
giunta militare. I due sarebbero stati arrestati per aver espresso "critiche
contro il regime" con rappresentanti della "stampa estera".

La leader dell'opposizione birmana e premio Nobel per la pace, Aung San Suu
Kyi, sabato ha pregato con i monaci buddisti vicino alla polizia di guardia
alla sua casa, dove la donna è agli arresti domiciliari da 12 anni, nella
prima apparizione dall'inizio della sua detenzione nel 2003.
I monaci hanno preso parte a diverse marce di protesta contro la giunta
militare al governo.

«Eravamo sopraffatti e alcuni di noi non hanno potuto controllare le
lacrime», ha detto un testimone all'agenzia Reuters, dopo che mille monaci
hanno tenuti una preghiera di 15 minuti dove Suu Kyi è confinata.
«Anche Suu ha pregato per il benessere di tutti (...) i monaci hanno
cantanto preghiere e le hanno augurato buona salute».

E' il quinto giorno consecutivo di dimostrazioni da parte dei monaci nel
paese del sudest asiatico. Sabato, in 5.000 hanno marciato a Mandalay,
secondo testimoni, mentre altri osservatori hanno parlato di 10.000
presenze. I monaci hanno marciato in sette città in tutto il Myanmar
(ex-Birmania) venerdì, compresa la ex-capitale Yangon, dove ci sono state
almeno tre proteste diverse contro il regime.

All'ottavo giorno di pacifici e sempre più imponenti cortei per le strade
dell'ex capitale Yangon la giunta militare del Myanmar ha schierato la
polizia davanti ai monaci e alle migliaia di manifestanti che protestano
contro il regime. In serata la giunta militare ha imposto il coprifuoco dal
tramonto all'alba (dalle 21 alle 5) a Yangon e a Mandalay. Oltre al
provvedimento, gli altoparlanti posizionati nell'antica capitale dell'ex
Birmania hanno annunciato che la città sarà per 60 giorni sotto il controllo
diretto del comandante militare.

Secondo quanto riferito da testimoni, otto camion carichi di poliziotti in
assetto antisommossa sono arrivati nella vecchia capitale. Con scudi,
manganelli e fucili, hanno preso posizione nella parte della città chiamata
Botataung, vicino ai luoghi dove di solito si concludono le manifestazioni.
Altre testimonianze riferiscono che decine di poliziotti a bordo di cinque
camion si sono diretti verso il centro della città.

La comunità internazionale. Parlando all'assemblea generale dell'Onu il
presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ha annunciato nuove sanzioni
economiche contro la giunta. Bush ha detto che gli americani "sono sdegnati"
per la situazione e che i nuovi provvedimenti sono tesi ad "aiutare la
popolazione a riconquistare la libertà".

Nel preannunciare le sanzioni, il presidente americano ha invitato gli altri
governi a unirsi alla pressione sulla giunta militare. E ha elencato una
lunga serie di atrocità commesse dal regime in "19 anni di regno della
paura": "Hanno imprigionato oltre un migliaio di detenuti politici inclusa
Aung San Suu Kyi, il cui partito ha ricevuto massicci voti nel 1990".

La presidenza di turno della Ue, in questo semestre portoghese, ha espresso
la propria solidarietà al popolo del Myanmar e la sua "ammirazione per i
monaci, le suore e i cittadini coraggiosi che stanno esercitando il loro
diritto a manifestare pacificamente". Anche il premier portoghese José
Socrates, in qualità di presidente di turno della Ue, ha minacciato
"ulteriori sanzioni" se la giunta militare ricorrerà alla violenza.

L'Unione europea "sollecita le autorità del Myanmar a rispettare questi
diritti e soprattutto a non usare la violenza contro il popolo che è
impegnato alla non violenza". E rivolge un appello a tutte le parti
interessate "a portare avanti un processo genuino di riconciliazione e
negoziazione che riunisca tutto il popolo del Myanmar".

I cortei e le minacce dei militari. L'uso della forza era stato più volte
annunciato dall'esercito al potere in Myanmar ma anche oggi, come accade
ormai da giorni, i monaci buddisti hanno dato vita a un corteo di protesta e
come è accaduto ieri, nel giro di poco tempo la folla al loro seguito è
aumentata e sono diventati centomila a sfilare tra monaci, studenti e
civili. Altre 40.000 persone sono scese nelle strade a Taunggok, una città
situata 400 km a nord-ovest di Yangon (la ex Rangoon), nella più grande
manifestazione mai fatta in questa città costiera.

Le manifestazioni si sono svolte nella calma, nonostante il clima di
tensione, acuito anche dai minacciosi appelli alla popolazione, diffusi fin
dalla mattina a Yangon da funzionari governativi che circolavano a bordo di
camionette munite di altoparlanti, con i quali esortavano la popolazione e
gli influenti bonzi a non partecipare più alle proteste. Avvertendo che in
caso contrario le leggi in vigore consentono di ricorrere all'intervento
dell'esercito per disperdere le manifestazioni.

Forze dell'ordine a Yangon

I religiosi hanno innalzato bandiere su alcune delle quali è stata apposta
l'immagine del pavone da combattimento, l'emblema usato dagli studenti nella
rivolta del 1988 repressa nel sangue dalla giunta. Lo stesso pavone è il
simbolo della Lega nazionale per la Democrazia, il movimento della signora
Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace e da anni agli arresti
domiciliari.

"Dobbiamo essere uniti", hanno scandito i monaci mentre camionette militari
si aggiravano per la città trasmettendo con altoparlanti le minacce della
giunta: "Avvertiamo i monaci e la popolazione di non partecipare a marce di
protesta". La televisione di Stato ha fatto nuovamente un appello ai monaci
a mettere fine alla protesta e a tenersi a distanza dalla politica.

Intanto la giunta militare si è riunita stamane nel "gabinetto di guerra"
nella nuova capitale Naypyidaw per affrontare l'emergenza creata dalla
protesta. La notizia è stata data da una fonte diplomatica da Yangon ma non
sono filtrati altri dettagli sulla riunione.

I timori dell'opposizione. Secondo alcune indiscrezioni la giunta sembra
preparare la risposta militare alle proteste. I ribelli della Knu (la Karen
National Union, l'Unione Nazionale Karen), uno dei più vecchi gruppi di
guerriglia al mondo, hanno riferito che militari della 22esima Divisione
(gli stessi che vennero usati per sedare le proteste del 1988, quando furono
uccise circa 3.000 persone) sono stati richiamati dallo Stato Karen, la
divisione amministrativa nel sud del Paese abitata dall'omonima etnia.

In questo clima si diffonde negli ambienti dell'opposizione il timore che i
militari ricorrano ancora una volta all'impiego massiccio di agenti
provocatori per far scoppiare disordini e violenze. L'allarme è stato
lanciato da un'organizzazione umanitaria, la Burma campaign Uk, che ha detto
di aver saputo da propri informatori che la giunta ha ordinato tremila
tonache da monaco e ha imposto ad alcuni soldati di raparsi a zero: il
sospetto è che i militari vogliano infiltrare soldati con funzioni di
provocazione nei cortei che reclamano da giorni la fine della dittatura che
dura ormai da 45 anni. Anche nel 1988 la giunta adoperò agenti provocatori
per innescare violenze e stroncare nel sangue la protesta degli studenti che
chiedevano democrazia.

PS. Il video dei monaci della Birmania che incendiano la spazzatura nel
filmato linkato di seguito:

http://tinyurl.com/32do8f
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