Business rifiuti e consociativismo: c'erano tutti, ma proprio tutti
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Author: delinus
Date: Feb 8, 2008 20:50

Quanti politici finiti nella spazzatura
di Peter Gomez

Gli appalti. La scelta delle aree per le discariche. Le aziende di
smaltimento. Persino le assunzioni al Commissariato. Nella regione il
business dei rifiuti scatena gli interessi di tutte le forze
politiche

Da una parte i nomi e cognomi dei dipendenti, dall'altra quelli dei
loro sponsor politici. Ecco, se si vuole capire che cosa è davvero
accaduto in Campania dove, dall'11 febbraio del 1994, esiste un
Commissariato per l'emergenza rifiuti che ha speso quasi 2 miliardi di
euro senza riuscire a centrare nessuno degli obiettivi imposti, si può
benissimo partire da qui. Da questo lungo elenco di nomi preparato in
via ufficiosa nel 2004 dalla direzione del personale nelle settimane
in cui, dopo le dimissioni di Antonio Bassolino, il Commissariato
veniva scorporato in tre diverse sezioni: rifiuti, acque e bonifica.

Leggendo la lista, di cui 'L'espresso' è riuscito a ottenere una
copia, diventano, riga dopo riga, chiare le responsabilità di
un'intera classe politica: non solo dei bassoliniani del Partito
democratico che governano la regione, ma anche dell'opposizione di
centrodestra che all'ombra del Vesuvio ha partecipato e partecipa con
passione all'immondo banchetto della spazzatura.

Sì perché qui la monnezza, un business che tra appalti e stipendi,
fattura un milione di euro al giorno, è un affare di tutti. I
politici, prima ancora che la camorra, ci guadagnano non solo in
termini di consenso elettorale, imponendo assunzioni nei 18 diversi
consorzi di raccolta, tutti rigorosamente lottizzati, ma anche
indicando le aree di imprenditori amici dove potrebbero essere aperte
discariche e centri di stoccaggio, gestendo pompe di benzina
convenzionate con le aziende dei rifiuti, improvvisandosi
trasportatori e soprattutto creando decine e decine di aziende a
capitale misto pubblico-privato dove piazzare amici, compagni di
partito e parenti.

Anche per questo il Commissariato, dove pure nel corso degli anni
hanno lavorato giorno e notte molti tecnici di assoluto valore, si è a
poco a poco trasformato in carrozzone dove arrivava, 'comandato' da
altre amministrazioni pubbliche, personale ansioso di intascare le 70
ore di straordinario mensili garantite a ciascun dipendente. Così,
mentre il nuovo commissario Gianni De Gennaro va affannosamente a
caccia di terreni dove riversare almeno una parte delle oltre 300 mila
tonnellate di rifiuti che ancora intasano gli angoli delle strade
della regione, la lista segreta dei vecchi dipendenti del
Commissariato diventa adesso una fotografia impietosa di quanto è
accaduto. Un'istantanea della Casta che comanda in Campania.

Scorrendo l'elenco, le sorprese non mancano: a segnalare i 'comandati'
non erano solo i Ds, la Margherita, l'Udeur. Ci davano dentro pure
Forza Italia e Alleanza nazionale. Negli uffici del Commissariato
erano per esempio di casa Antonio e Flavio Martuscello, i due dioscuri
azzurri del napoletano, rispettivamente deputato ed ex sottosegretario
all'Ambiente il primo, consigliere regionale più votato d'Italia, il
secondo. I Martuscello avevano sponsorizzato sei diversi nomi. Altri
due erano invece stati proposti dal consigliere regionale azzurro
Giuseppe Sagliocco, il quale, dopo aver inviato tecnici di suo fiducia
al Commissariato, tre anni fa non si è trovato in imbarazzo a
capeggiare, assieme a un bel gruppo di parlamentari del centrodestra,
le proteste della popolazione che chiedeva il blocco dell'unica
discarica ancora disponibile quella di Parco Saurino 2, a Santa Maria
La Fossa. Una segnalazione era poi arrivata tramite Francesco Bianco,
fino a due anni fa in Regione nelle fila del partito di Berlusconi, e
ora capogruppo in Comune per l'Udeur.

Mario LandolfiLì Bianco si è ritrovato accanto ai professionisti delle
nomine: gli iscritti del partito di Clemente Mastella (nell'elenco
compare pure una sua sponsorizzazione diretta) che al Commissariato
piazzavano personale per intervento del segretario regionale Antonio
Fantini, di Pasquale Giuditta, un deputato sposato con la sorella di
lady Mastella, dell'ex assessore regionale all'Ambiente Ugo De Flaviis
poi cacciato dal Campanile ("Pago per le nomine non fatte", disse De
Flaviis) e dell'ex sottosegretario all'Agricoltura nel governo
D'Alema, Nello Di Nardo, dal 2006 cordinatore nazionale degli eletti
dell'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Ancora più folta
ovviamente è la pattuglia dei raccomandati dal Partito democratico (Ds
e Margherita). A parte i nomi che recano vicino la dicitura
'Presidenza' (leggi Bassolino), dietro ai quali si celano non solo
tecnici considerati di area di centrosinistra, ma anche raccomandati
dal centrodestra (tra i dipendenti c'è per esempio la nipote di un
consigliere regionale di Alleanza nazionale), nella colonna degli
sponsor appare il nome del ministro dell'Innovazione Luigi Nicolais,
del sindaco di Ercolano (politicamente uomo di Nicolais), Nino
Daniele, del leader dei rutelliani in Campania, Antonio Villari e
dell'ex subcommissario ai rifiuti ed ex assessore al Comune, Massimo
Paulucci. Non è tutto. La lista prosegue citando spesso il capogruppo
dei Ds in Regione, Antonio Amato, il fedelissimo di De Mita Antonio
Valiante, l'assessore comunale Giorgio Nugnes e Andrea Losco, oggi
eurodeputato rutelliano, ma un tempo commissario ai rifiuti e
presidente di Regione, dopo l'esponente di An, Antonio Rastrelli (i
nomi degli uomini di Rastrelli vengono indicati nell'elenco con la
dicitura '99').

Adesso con i rifiuti di nuovo per le strade, il clima di
consociativismo politico che ha reso possibile l'ennesima emergenza
non sfugge ai campani, che scendono in piazza per protestare. E a
farne le spese sono un po' tutti. Chi tenta di bloccare la polizia e i
funzionari di De Gennaro ormai non fa più differenze di colore di
casacca. Ne sa qualcosa Pietro Diodato, consigliere regionale di An e
membro della commissione Ambiente, celebre a Napoli per una serie di
denunce contro gli sprechi della giunta comunale di Rosa Russo
Iervolino. Diodato con la spazzatura ci è cresciuto. I suoi nonni fino
a vent'anni fa trasportavano con i loro camion la monnezza nella
discarica privata di Pianura, quella che De Gennaro avrebbe voluto
riaprire e che invece ospiterà solo un sito di stoccaggio per
ecoballe. Oggi Diodato nel quartiere dove è nato e cresciuto ci può
mettere piede solo a suo rischio e pericolo. Ai primi di febbraio la
folla inferocita ha bruciato un grande distributore di benzina a forma
di camion da poco aperto da sua nipote e la sua sede elettorale. Agli
abitanti, che inizialmente si muovevano in massa assieme a ultras del
Napoli e gruppi di figli di camorristi in motorino, non era andata giù
un'intervista in cui Diodato si mostrava possibilista sull'utilizzo
della discarica e soprattuto un emendamento da lui presentato in
occasione della discussione della legge regionale sui rifiuti. Cosa
proponeva Diodato? Semplicemente che i capannoni vicini alla discarica
potessero essere utilizzati per ospitare impianti per la separazione
della spazzatura. "La mia intenzione era solo quella di creare dei
nuovi posti di lavoro", assicura il consigliere di An. Ma per i
manifestanti il fatto che sulla strada diretta ai capannoni, dove ci
sono già altri distributori, i famigliari di Diodato avessero aperto
una pompa proprio della marca di carburanti con cui è convenzionata
l'azienda comunale della nettezza urbana, era diventata la prova di
come anche lui sulla monnezza ci volesse marciare. Diodato, ovviamente
nega, ma intanto si trova a fare i conti con il nemico in casa.

Il vero leader della protesta di Pianura è infatti il consigliere
comunale Marco Nonno, un fascista di altri tempi che sull'auto tiene
appiccicato un adesivo che avverte: 'Balilla a bordo'. Suo fratello è
stato condannato a 14 anni di carcere per aver sprangato a morte, sul
finire degli anni '70 un ambientalista, lui però è fatto di altra
pasta e anche se adesso è nei guai per aver tentato di vendere via
Internet una vecchia mitragliatrice da guerra, respinge le accuse di
chi lo segnala come uno dei fomentatori degli scontri: "Non ho pagato
nessuno dei manifestanti e soprattuto non ho fatto affari loschi. Con
quelli che hanno costruito intorno alla discarica non ho niente da
vedere". Una precisazione d'obbligo, visto che tra i primi nemici
della discarica, oltre che gli abitanti, ci sono gli imprenditori
legati alla camorra che hanno edificato palazzine abusive il cui
valore crollerebbe se qui arrivassero i rifiuti.

In Campania del resto funziona così. Pensi alla monnezza e spunta il
politico. Anche quello che non ti aspetti. Persino Paolo Russo, il
parlamentare di Forza Italia che insieme al senatore di Rifondazione
Tommaso Sodano nella passata legislatura fece luce su molti degli
affari sporchi legati alla gestione del business ambientale, ha vicino
a lui chi fa soldi con la spazzatura. Il fratello del suo assistente
parlamentare compare nella compagine societaria di tre aziende
interessate nella gestione del ciclo dei rifiuti. Mentre la
Ecocampania, specializzata in raccolta, faceva capo al segretario
provinciale dell'Udeur di Caserta, Nicola Ferraro, poi arrestato dalla
Procura di Santa Maria Capua a Vetere. Sempre di rifiuti, tramite
quattro società al quale è stata tolta la certificazione antimafia per
condizionamenti da parte del clan dei Casalesi, si occupa anche il
fratello di Nicola Marrazzo, consigliere regionale e segretario
provinciale di Napoli dell'Italia dei Valori.

Ma è andando a Caserta che il continuo conflitto d'interessi, o meglio
gli interessi che intrecciano il business ambientale con la politica,
diventano ancora più evidenti. Qui, secondo i pm antimafia, la
facevano da padrone aziende di smaltimento dei fratelli Orsi, due
imprenditori legatissimi al presidente della commissione di Vigilanza
sulla Rai, Mario Landolfi, e al deputato di Forza Italia Nicola
Cosentino, un ex socialdemocratico più volte candidato dagli azzurri
nonostante la parentela acquisita con il boss Peppe Russo, detto ''o
Padrino'. Gli Orsi erano in costante contatto con il segretario
particolare di Landolfi, ora arrestato, ma visto che si trattava di
gente dai forti ideali, quando al governo c'era finita la sinistra si
erano iscritti ai Ds per intercessione del consigliere regionale
Angelo Brancaccio. Poi anche Brancaccio è finito in manette. E una
volta scarcerato, l'ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, lo
ha voluto con sé come vice segretario regionale dell'Udeur. Il
riciclaggio, almeno a livello politico, in Campania, nonostante tutto
funziona.

hanno collaborato Mario Fabbroni, Claudio Pappaianni e Raffaele Sardo
(07 febbraio 2008)

da: http://espresso.repubblica.it/dettag...ura/1985028//0
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