Re: Domanda ingenua sui giornalisti
  Home FAQ Contact Sign in
it.hobby.armi.moderato only
 
Advanced search
POPULAR GROUPS

more...

 Up
Re: Domanda ingenua sui giornalisti         

Group: it.hobby.armi.moderato · Group Profile
Author: Panglosse
Date: Jul 29, 2008 04:53

gmail.com> ha scritto:
> AGGIORNAMENTO
>
> Biondani ha risposto all'AMPAM, ribadendo tutti i dati....
>
> Vi posto il link con i commenti
>
> http://lettere-e-risposte.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/07/25/italia-ar.../#comments

Avete fatto caso che del comunicato ANPAM è stata riportata solo una parte,
e la meno significativa?

Ve lo posto per intero

"ITALIA ARMATA", UN DOVEROSO CHIARIMENTO

Ci risiamo. Con una cadenza puntuale e perfino sospetta, si riaccende (su L'espresso
n. 29 del 24 luglio) la solita questione sulle armi comuni da sparo: da
caccia, per attività sportive di tiro e per difesa. A dire il vero,
pensavamo che il solito falò sulla questione armi fosse ormai
definitivamente spento. E a confortarci in questa convinzione erano
intervenute le dichiarazioni pubbliche rese da un autorevolissimo dirigente
del Ministero dell'Interno: "In Italia c'è una delle normative sul controllo
delle armi probabilmente più avanzate nel mondo, tanto che abbiamo recepito
interamente il Protocollo ONU Firearms come nessun Paese del mondo ha fatto".
A questo punto, delle due l'una: o l'affermazione (rigorosamente registrata)
era dettata solamente dal desiderio di compiacere la platea, ma sappiamo con
certezza che non è così; oppure il redattore dell'articolo ha giocato a
moltiplicare fucili per cacciatori/tiratori per anni di validità delle
licenze. Un esercizio indubbiamente di grande sensazione, anche se
raffazzonato. L'autore, infatti, si contraddice in maniera evidente e
finisce per smentire il titolo stesso della sua inchiesta.

Al di là delle chiacchiere, gli unici dati inoppugnabili sono quelli forniti
dal Ministero dell'Interno che, peraltro, vengono citati dallo stesso
autore. Nel panorama nazionale, solamente il numero delle licenze uso
sportivo risulta pressoché stabile. Per le licenze di caccia e per i porti d'arma
per difesa personale, invece, si registra una continua flessione (per questi
ultimi, in particolare, si è passati dai 35.700 del 2004 ai 23.600 del
2007). Una situazione che invalida la tesi dell'articolo in cui si afferma
che "gli italiani si stanno silenziosamente armando"!

L'articolo lascia poi intendere che acquistare armi in Italia sia quasi un
gioco da ragazzi, e che tramite internet possano essere facilmente aggirati
o azzerati i controlli.

Prima di tutto, in Italia è vietata la vendita di armi per corrispondenza, e
con questa affermazione l'autore dimostra di ignorare che esiste tutta una
serie di verifiche, certificazioni e autorizzazioni che il Ministero dell'Interno,
le autorità di Pubblica Sicurezza e l'Arma dei Carabinieri svolgono con
scrupolo encomiabile.

C'è poi il colpo ad effetto rappresentato dal numero delle armi "circolanti"
in Italia; un dato difficile da stabilire ma che indubbiamente provoca tutto
lo scalpore che l'autore si prefigge di suscitare.

Ma non basta. Con l'unico intento di creare allarmismo e insicurezza nella
pubblica opinione, il giornalista scava nella cronaca ormai remota del
maggio 2003 per ricordare due episodi luttuosi che suscitarono giustamente
sdegno e preoccupazione ma che non costituiscono certamente nessun tipo di
prova, e non dimostrano null'altro se non l'assoluta impossibilità di
prevedere (e prevenire) le esplosioni di follia. Tant'è che è sufficiente
leggere i giornali di questi ultimi mesi per trovare un numero
impressionante di stragi commesse (sia in Italia che all'estero) non con l'uso
delle armi da sparo ma con strumenti comunissimi come asce, martelli o
coltelli.

Un'altra perla si ha poi nel leggere della insufficienza dei controlli
psicofisici attualmente previsti per i titolari di porto d'armi; controlli
che si preferirebbe attribuire ad un collegio (pressoché impossibile da
riunire) di ben cinque esperti. Abbiamo sempre affermato, anche in epoche
non sospette, che il controllo sulle capacità psico-fisiche degli aspiranti
al porto di armi, seppur sportive, sia una prassi periodica assolutamente
doverosa. Allo stesso tempo, però, riteniamo che debba essere proprio il
medico di famiglia -l'unico perfettamente a conoscenza di ogni patologia,
palese o occulta dei propri assistiti- a certificare l'idoneità o meno a
portare armi.

L'autore affronta poi l'aspetto "economico" del comparto. Ebbene, ciò che
agli occhi del giornalista de l'Espresso appare come una colpa, noi, invece,
riteniamo che rappresenti un triplice primato di cui andiamo fieri: siamo il
primo produttore europeo di fucili da caccia e sportivi; siamo il primo
esportatore di questi prodotti; rappresentiamo il punto di riferimento
mondiale per quanto riguarda la qualità, il pregio estetico e l'affidabilità.
A questo riguardo, basta ricordare che nelle ultime Olimpiadi di Atene del
2004 i fucili italiani hanno conquistato tutte le 18 medaglie d'oro in palio
per il tiro a volo, con atleti di ben 13 paesi diversi.

E' infine doveroso fare un'osservazione sulla scelta delle immagini che
commentano lo straordinario articolo. Per esempio, si mostrano e si
descrivono i poligoni di tiro come se fossero l'anticamera dell'inferno o
chissà quale luogo di umana perdizione. Una sciocchezza grossolana: le
discipline di tiro -a volo o su bersaglio fisso- rappresentano, da sempre,
un fiore all'occhiello per la nostra attività agonistica internazionale, e
sono le più sicure in senso assoluto tra le varie attività ricreative o
sportive.

Queste sono solo alcune delle doverose osservazioni su un articolo che
consideriamo anche offensivo per i lavoratori, gli sportivi, i cacciatori e
perfino per le forze di polizia, e pensiamo che possa giovare riportare un
altro brano di quella autorevole dichiarazione, resa da un influente
esponente dell'Istituzione alla quale è demandata la vigilanza in materia di
armi e munizioni.

"Il settore armiero italiano è tante cose tutte insieme, e tutte positive. E'
sicuramente industria, è sicuramente cultura, è sicuramente sport, è
sicuramente storia, e rappresenta un punto di forza del Paese in quanto
siamo il primo produttore mondiale di armi lunghe e corte di pregio. Siamo
inoltre uno dei Paesi in cui lo sport con le armi assume un rilievo
particolare, grazie ai prestigiosi risultati internazionali conseguiti."

L'UFFICIO STAMPA ANPAM
Roma, 21 luglio 2008
no comments
diggit! del.icio.us! reddit!