queste sono le Liner Notes di Michael Alberga.
Alberga ha 26 anni,. Si sta per laureare in filosofia alla Statale di Milano
con specializzazione in musicologia.
E' un chitarrista non professionista di ottimo livello. Collabora con Musica
Oggi di Cerri/Intra/Franco.
E' grazie ad una sua recensione su Musica Jazz che ho scoperto Kapedani e mi
sono avvicinato al suo mondo.
Cosa sia quel mondo, in termini musicali, è quello che, chi vuole, può
sentire nel cd.
sv
MARKELIAN KAPEDANI
BALKAN PIANO
La presenza della musica balcanica nel grande alveo del jazz si può
considerare, non a torto, un hapax (rarità ). Pur non mancando eccezioni di
musicisti, più o meno grandi, dell'est europeo che hanno fatto proprio il
linguaggio jazzistico, il loro impegno non è stato sufficiente a far
scaturire le opportune riflessioni sul celato ma esistente legame tra due
mondi così diversi tra loro, uniti, tuttavia, da profonde radici comuni.
Ciò è accaduto invece all'interno della grande tradizione classica a partire
dalle esperienze etnomusicali di Brahms, Lizst, Ravel, Bartòk e altri
ancora. I mondi musicali dell'est sono entrati a pieno diritto nell'ambito
del mondo della cultura occidentale. Molti elementi tipici delle musiche
popolari, infatti, sono entrati in tale ambito colto attraverso un processo
di assimilazione che ha avuto molteplici espressioni e veicolazioni (basti
pensare, a titolo di esempio più noto, le Folk song di Berio).
L'evoluzione cui assistiamo in questo disco è proprio l'espressione di un
ricerca musicale mai intrapresa prima d'ora. Tale lavoro parte dalla
convinzione che possa esistere un humus culturale cui attingono entrambi i
mondi del jazz e della musica balcanica. Esistono, infatti, due dimensioni
tipiche di entrambi gli universi: il ritmo e l'improvvisazione. Possiamo
allora parlare di radice comune relativa a questi due mondi?
La natura coreutica della musica africana, che è elemento imprescindibile
per cogliere l'orogenesi del fenomeno musicale jazz, è la stessa che anima
lo spirito delle musiche balcaniche. Numerosi studiosi, inoltre, hanno colto
la stessa matrice anche nel rapporto tra orchestra e ballroom del mondo
americano degli anni Venti, così come nella pratica più antica del ring
shout importata direttamente dall'Africa nelle grandi piantagioni americane.
Tale pratica, schiettamente popolare, fa attingere la sua natura profonda a
quella dimensione della vita comune, della festa, della gioia del vivere che
si configura prettamente con la danza di tradizione popolare. Nelle musiche
di Kapedani emerge in maniera chiaramente intelligibile la volontà di
collegare, attraverso il suo pensiero, questa tradizione a quella del Jazz.
Perché allora un disco che programmaticamente prende il nome di Balkan
Piano? Vale la pena sfatare immediatamente un equivoco: il lavoro di
Kapedani non strizza l'occhio a quel clima musicale tanto di moda che va
sotto diverse etichette e che, attingendo a quei bacini popular, in un
sincretismo dal respiro corto, mischia ogni tradizione al punto di dare vita
- traslando un noto assunto filosofico - ad una "notte musicale" in cui
tutte le vacche sono nere. Al contrario. L'elemento popolare viene
rivendicato e reso manifesto mostrando dei chiari confini e disvelando degli
imprevedibili sentieri che possono nascere dall'incontro di terre diverse.
Tale processo è esemplificativo nella scelta dei brani originali e non: il
mondo albanese, punto di partenza perché paese d'origine di Kapedani, è
presente in (Valle) Danza (track 2) in 12/8 con tale divisione metrica
(2-2-3-2-3) frutto dell'incontro di due ritmiche: Padjushka in 5/8 e
Rachenica in 7/8, due danze Bulgare. Il fatto interessante è che Kapedani,
attraverso il suo personale modo di concepire la musica, riesca a trattare
tali metriche avvicinandole ad un sentimento più occidentale, evidenziando
fraseggi in ritmica binaria tipica dello swing, L'Albania è rievocata nella
scelta di alcune canzoni della tradizione popolare come Fustanin Që Ta Solla
Mbrëmë (track 7), una danza epirota (oggi Albania meridionale) in 3/4 o 6/8
in cui viene utilizzata il Tsamikos una danza tipica di queste zone. Oppure
Sa bukur na doli Nusja e Ballkan's Tumbao (track 8 e 9) di cui la prima è
addirittura un canto tipico dei matrimoni dell' Albania settentrionale. La
rivisitazione della tradizione basso-balcanica è presente anche nei brani
originali, come testimoniato da Albanian Play Time (track 5) basato su
intonazioni modali di pentatonica minore, tipica dell'Albania meridionale.
La citazione o l'utilizzo di musiche provenienti dall'area
mediterraneo-balcanica, inoltre, rientra con una meticolosa precisione
geografica: Balkan Blue (track 4) è un brano originale basato sul Tempo di
Laz, una ritmica Medio Orientale, (si presume provenga dalle aree del Mar
Nero) la cui struttura in 7/8 (suddivisa in 2-2-3) è costituita dalla
pulsazione a rovescio del Kalamatiano. Nelle aree Balcaniche Slave questa
ritmica si identifica con il ballo di Rachenica che di solito viene
trascritta in 7/16. Addirittura con Kalamatiano, (track 6) anch'esso brano
originale, Kapedani fa uso della danza Kalamantios cioè un "Sirtos" (danza
popolare di origine Greca) che ha luogo presso i territori del Peloponneso,
ed era già stata usata nell' antichità da Omero: nell' Iliade vengono
descritti dei riti con l'accompagnamento di danze kalamatianos. La danza
Ormos degli Spartani, inoltre, aveva lo stesso metro, vale a dire 7/8
(3-2-2). La rievocazione è presente anche in A kan ujë atò burime (track
13), danza Karsilamas di origine popolare Bizantina, che viene eseguita
tuttora nelle terre dei Balcani e del Medio Oriente (dalla Persia alla
Serbia, dalla Macedonia alle regioni di Tracia e Grecia). Anche in questo
caso il metro è dispari ed è strutturato in 9/8 (2-2-2-3). Nell'attingere a
quest'area Kapedani cita anche il mondo spagnolo con il brano originale Por
Pablo (track 12) (Flamenco) basato sulla danza del Flamenco Sevigliano
(Sevillanos) tipica dell'area Andalusa di tradizione musicale Moresca
costruita su di una struttura pulsante di 6 battiti. In questo disco, non
solo la Spagna ma anche il mondo musicale di Napoli è presente con Malfuf
Rhythm Swing (track 12). Il Malfuf, danza in ritmo binario proveniente dall'
Egitto e diffuso attorno all'area del Mediterraneo, nella città partenopea,
infatti, viene chiamata "Rumba Napoletana".
Due brani invece, Doli Dielli Doli Hëna (Spunta Il Sole, Spunta La Luna) e
Lule Borë (Ortensia) (track 3 e 11), sono rispettivamente di Gjon Kapidani
(padre dell'autore) e di Simon Gjoni.
Se questo è il terreno cui attinge il mondo musicale di Kapedani è
necessario mettere in luce come i due universi - Jazz e musica balcanica -
distantissimi tra loro, pur trovando nell'elemento ritmico e in quello
improvvisativo una archetipica comunanza, vengano filtrati e congiunti, con
una sorta di "anello mancante", legato alla percezione e all'espressione del
tempo, e alla ritmica delle musiche del centroamerica, con particolare
riguardo a quella cubana.
In diversi punti, infatti, emergono trattamenti di bassi incentrati su
anticipi particolari sul Tumbao del latin jazz cubano, oppure configurazioni
ritmiche che corrispondono ad alcune tessiture metriche del mondo balcanico.
Ed è in questo spirito di sintesi, molto rispettoso di ogni elemento, che
emerge il lavoro di Kapedani. A differenza di musicisti legati alle proprie
tradizioni popolari che dal jazz, magari successivamente, sono "tornati a
casa", con Kapedani si assiste al processo inverso: pur frequentando fin
dagli anni di gioventù la musica jazz (come testimoniano gli ampi squarci
improvvisativi) il punto di partenza delle sue composizioni è il radicamento
nella tradizione balcanica con una apertura al mondo del jazz attraverso la
frequentazione del mondo latino.
Kapedani, a volo d'uccello, riesce ad abbracciare questi mondi con un
rispetto reverenziale: in alcuni momenti possono improvvisamente spuntare
elementi dello stride piano, citazioni swing, e l'ascoltatore viene
accompagnato per mano in un mondo che ha i sapori e i profumi della
quotidianità balcanica e mediterranea con le sue gioie e i suoi dolori. Da
un battere di pugni e piedi intorno ad un tavolo innaffiato di vino, si
viene afferrati in una danza, ora dolce, ora frenetica.
E' una musica che respira. L'ascoltatore si trova di fronte ad un utilizzo
del tempo mai compassato, sempre vitale: il pianoforte nelle mani di
Kapedani è uno strumento che respira a seconda delle emozioni che può
offrire la vita. Una straordinaria capacità tecnica e una profonda sapienza
compositiva, affinata attraverso anni di studi musicali classici, stupisce
l'ascoltatore trascinandolo in un mondo musicale di stratificazioni,
poliritmie e continue suggestioni.
Michael Alberga