"M° Scannagatti"
ha scritto nel messaggio
news:h2qkc45h6tjtubpstbn5dfcbvf5fuadscl@4ax.com...
> On Fri, 12 Sep 2008 14:40:39 +0200, "Shapiro used clothes"
> dire che il concerto per archi è un "assurdo ricalco", e che tutto
> quello che ha scritto dopo il periodo russo fa schifo o giù di lì non
> mi sembra proprio un complimento, o no? :-)
Non è che si esprima proprio così, se ricordo bene. E' vero che definisce il
concerto per archi "un assurdo ricalco". Beh, è la sua opinione. Peraltro
non mi sembra precisamente un capolavoro. Mentre è sicuramente vero che lo
Stravinskij giovanile è eccelso nella qualità e premonitore nei risultati.
Quel saggio in fondo fa capire che quanto succede in Zeitmasse di
Stockhausen troverebbe un precedente in certi episodi del Sacre, ad esempio
l'introduzione della prima parte, ancora più che in composizioni come il
Blaserquintette di Schoenberg. Almeno questo è quanto è venuto in mente a
me.
Mi pare che in seguito Bortolotto si sia in parte ricreduto, nel senso che
non è così drastico con il periodo neoclassico (in fondo della produzione
più tarda in quel saggio praticamente non si parla; il pezzo più recente
preso in considerazione è, se mi ricordo bene, il Rake's Progress). Ricordo
un articolo assai lungo e molto equilibrato sull'Oedipus Rex, pubblicato da
Repubblica (e quindi assolutamente divulgativo rispetto a FS). Il Bortolotto
più giovane stava ancora facendo i conti con la critica adorniana a
Stravinskij. Se si rileggono le parti della Filosofia della musica moderna
che lo riguardano, e subito dopo si sfoglia il primo saggio di Fase Seconda
ci si rende conto tanto dello sforzo fatto per uscire dagli schemi (lo
capisce decisamente di più) quanto dell'impaccio provocato da questo
tentativo, in fondo riuscito, di emancipazione.
Sarebbe interessante sapere cosa pensa ora Bortolotto delle Variations
Aldous Huxley in memoriam, per esempio. Pezzo a mio modesto avviso
strepitoso.
> Tornando al discorso "manuale", il primo saggio mi sembra abbia
> proprio questo intento: descrivere il fenomeno della neue Musik
> cercando i nessi culturali e non che legano i vari autori e le varie
> correnti.
Sì e no. Non è affatto esaustivo e neppure panoramico. Insiste su certi
problemi in particolare che per lui sono una chiave (per uscire dalla gabbia
di un adornismo di stretta osservanza, soprattutto) di lettura, come il
problema speculativo del tempo.
> Ho visto su consiglio di Luca che EDT pubblica un testo sul secondo
> '900 a cura di Andrea Lanza. Per caso l'hai letto/sfogliato?
Non mi parso male, come il volume analogo del manuale di Surian, il quarto
mi pare.
dR