Re: Shostakovich e la sua Lady Macbeth del Distretto di Mtsensk , ieri sera a Firenze
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Re: Shostakovich e la sua Lady Macbeth del Distretto di Mtsensk , ieri sera a Firenze         

Group: it.arti.musica.classica · Group Profile
Author: no
Date: Jun 23, 2008 06:45

"Giampaolo Lomi" ha scritto nel messaggio
news:qsnt54tj2024p71q1qkfr4i4gvhroqhib9@4ax.com...
>
> Una mezza ammazzata quella di ieri a 35 gradi di caldo, ma volevo
> vedere a tutti i costi questa nuova produzione del Comunale, dopo...il
> consiglio prezioso dell'amico Logi e così ce l'ho fatta e son tornato
> a casa oggi pomeriggio.
> Ne è valsa veramente la pena. Ho visto Logi nell'intervallo e gli ho
> fatto i complimenti per la parte che gli tocca in questa

Di quale parte si tratta?
> realizzazione. E li ho fatti anche al direttore artistico Paolo Arcà.
> Ho visto anche Dodin, autore della bellissima regia, ricoperto da una
> barba bianca e notevolmente invecchiato, ma sempre in forma rispetto
> alla Dama di Picche di 10 anni fa.
> Nato in Siberia nel 1944 dimostra più anni di quelli che ha. E' la
> terza volta in 10 anni che lo ammiro al Maggio Musicale Fiorentino. La
> prima fu nel 1999 con la sua stupenda Dama di Picche, la seconda in
> Otello di Verdi nel 2003 e l'ultima ieri sera con Lady Macbeth.
> Semplici tavole di legno dvidono la scena in due parti. L'essenziale
> per descrivere la russia contadina del 1800 e la grande finestra che
> fa intuire la camera da letto di Zinonovij , ricco mercante, e di
> Katerina sua moglie. Sul lato destro del palcoscenico il cortile dove
> i servi e i contadini lavorano con sacchi di granaglie che salgono e
> scendono con una carrucola dal sottofondo cantina.
> I fatti che avverranno sono fatti comuni nella civiltà contadina del
> 1800. E lo sono in Russia, come lo erano anche in Olanda , in Francia
> e in Italia. Fatti d'amore mancato, di sesso insoddisfatto, di
> tradimenti, di delitti. Conditi di profonda crudeltà esasperata dalla
> musica e dalla sua violenza. Un'opera forse "noir", ma anche una
> specie di Cavalleria Rusticana russa, anche se più appiattita dalla
> diverstà dei caratteri e abitudini dei personaggi. La storia è
> semplice. Caterina è insoddisfatta. Il marito Zinovij la trascura. Il
> suocero Boris, la vera anima nera della situazione, la insidia con la
> sua autorità da despota della famiglia. Nel frattempo Katerina si
> lascia corteggiare e si innamora di un aitante giovane, Sergej,
> assunto da poco dal suocero come lavoratore. Katerina e Sergej
> diventano amanti, finchè Boris li coglie sul fatto. Fa legare dai
> servi l'impertinente Sergeij e lo frusta a sangue davanti alla donna.
> Poi lo fa imprigionare dai servi nella cantina e richiama il figlio.
> Katerina esaperata, avvelena il suocero che muore rapidamente. Il
> figlio ritornato a casa interroga Katerina sulla morte del padre. Poi
> scopre in camera di lei una cintura di cuoio che appartiene a un uomo
> e l'accusa di infedeltà. Si mette a frustare Katerina che grida
> disperatamente. Sergeij arriva e spinto dalla donna uccide il marito
> di lei. I due nascondono il cadavere nella cantina.
> Poi decidono di sposarsi e preparano una grande festa. Un contadino
> scopre per caso il cadavere di Zonovij nella cantina e corre dalla
> polizia a denunciare il fatto.
> Quì, secondo me, l'opera denuncia un leggero calo di qualità forse
> intenzionale dell'autore, per consentire al comandante delle guardie
> di lamentarsi per le paghe insufficienti, del fatto che nessuno di
> loro sia stato invitato alle nozze di Katerina e Sergej. Appare anche
> uno strano personaggio che non c'entra gran che con i tempi
> dell'opera, ma serve solo ad anticipare l'intervento della polizia
> alla festa di nozze.
> Katerina è terrorizzata perchè nel frattempo ha appreso da qualcuno
> che la chiave della cantina è stata forzata e pensa che il cadavere
> dell'ex marito sia stato scoperto e si sente in pericolo.
> Grande ripresa musicale e della tensione che si era rallentata anche a
> causa dell'arrivo del Pope venuto per le nozze cha approfitta anche
> lui per cantare per un buon quarto d'ora storie senza grande
> interesse.
> Katerina manda Sergej a prendere rapidamente del denaro e lo convince
> a fuggire con lei. Troppo tardi, la polizia, come previsto, li arresta
> ambedue.
> Siamo all'atto quarto. Cambia la scena e con rapidi movimenti
> strutturali il tutto si trasforma in una strada sospesa lungo la quale
> sfilano i prigionieri diretti ai campi della Siberia. Nevica, la gente
> è intirizzita dal freddo e sorvegliata dalle guardie. Sostano per
> dormire uno sull'altro per ritrovare la forza di continuare all'alba
> il cammino. In mezzo a lero vediamo Katerina e Sergej. I due sono
> separati da una specie di cancello sorvegliato dalla polizia. Lei
> corrompe un poliziotto e raggiunge l'amato, ma lui è cambiato. E'
> indifferente e non si preoccupa di lei più di tanto. Anzi l'accusa di
> averle rovinato la vita e dopo aver corrotto un'altro poliziotto
> raggiunge, fra i prigionieri, una nuova amante, Sonerka alla quale
> regala un paio di calze sottratte a Katerina.
> Disperata Katerina ha capito di aver perso l'unico amore della sua
> vita, vede il fantasma del vecchio Boris e sente le maledizioni del
> primo marito Zinovij da lei ucciso insieme a Sergej.
> Allora, disperata e furente per la rabbia e la gelosia, quando vede
> la rivale che indossa le sue calze e per di più la ringrazia, la
> afferra per una mano e la trascina con se nelle gelide acque di un
> lago sottostante. Con l'urlo furibondo di Sonerka, esasperato dagli
> effetti degli ottoni rinforzati e collocati nei primi tre palchi a
> destra del palcoscenico, con una musica Violenta, cattiva quasi
> terrificante, termina la vita delle due donne, mentre i prigionieri
> riprendono il cammino della deportazione e l'opera si conclude.
> Quasi 15 minuti di applausi scroscianti, mai ascoltati fino ad oggi al
> Comunale di Firenze, per tradizione assai parco di applausi.
> L'orchestra ha suonato in maniera eccezionale, sottolineando con
> puntigliosità e con gran forza i passaggi tragici della vicenda che
> lascia poco spazio alla melodia soave e all'amore.Il direttore James

E' molto bravo, in verità!
> Conlon si è confermato uno dei più grandi direttori viventi ed ha
> preso, insieme a Boris e Katerina la parte del leone degli applausi.
> Tutti bravi i cantanti e il coro. Un certo eccesso di sonorità,
> aggravato dal raddoppio degli ottoni ha più volte sommerso la voce del
> tenore Sergej Kunaev che ha cantato il ruolo di Sergej. La sua voce,
> non di grande ampiezza, è stata più di una volta fagocitata dalla
> potenza e sopraffazione dell'orchestra. Ma l'emozione è stata grande,
> perchè gli effetti sonori hanno ampiamente compensato questo
> inconveniente.
> Il ruolo di Katerina è stato sostenuto dal soprano Jeanne-Michèle
> Charbonnet , americana di New Orleans, dotata di un timbro vocale con
> ampia escursione e una forza non comune e che ha già cantato in
> Italia, dove se non sbaglio, ha debuttato alcuni anni fa.
> Il resto del cast principale è russo.
> Un grazie al Teatro Comunale per aver assemblato questi cantanti,
> quest'opera e questa orchestra già ammirata sotto la bacchetta di
> Jansen e di Metha ed ora sotto quella di Conlon. Secondo me il teatro
> di Firenze è il primo teatro d'opera d'Italia. Superiore anche alla
> Scala, che purtroppo vive, oltre il necessario, adagiata sulle sue
> glorie passate.

In cosa spicca secondo te?
> Quanto a Dodin, così discusso e del quale abbiamo tanto scritto su
> questo gruppo in passato, vorrei riportare alcune sue osservazioni
> sulla Lady Macbeth di Shostakovich:
>
> "Dopo la prima di Lady Macbeth a Leningrado nel 1935, qualcuno fece
> notare a Shostakovich che lui non aveva scritto "Lady Macbeth" ma
> "Giulietta del distretto di Mzensk".
> Benissimo, rispose Shostakovich, significa che ho raggiunto il mio
> scopo. Il grande artista infatti non vuole esprimere l'odio ma
> l'amore.

Shostakovich in fondo era un grande personaggio con un grande rispetto per
il popolo.
> Ma il tempo in cui vive, respira e scrive Shostakovich è più forte
> delle sue aspirazioni e il compositore crea Giulietta assassina.
> Il potere onnipresente del Gulag che opprimeva la Russia negli anni in
> cui l'opera fu composta, il falso ottimismo che veniva usato come un
> narcotico e paralizzava ogni cosa nel paese, la crudeltà che tutto
> distruggeva nel momento in cui la gentilezza connaturata nell'uomo
> veniva prosciugata, tutto ciò stava a significare che non c'era posto
> per la vita.
> La terribile storia di Russia quotidiana scritta da Leskov assume,
> attraverso i suoni della musica di Shostakovich il valore e il
> significato di una parabola shakespeariana. In queste note udiamo il
> canto dell'amore umano, ma anche il gemito della disperazione e il
> grido dell'umana follia."

Hai proprio ragione, dal canto melodico all'atonalità si passa per tutti
questi sentimenti contapposti umani che solo la grande musica riesce ad
esprimere, più che delle parole...
> Il Partito Comunista Sovietico lanciò la sua materialistica scomunica
> contro Lady Macbeth, seconda opera di Dmitrij Shostakovich, quando
> egli non aveva ancora compiuto i 30 anni. La Pravda emise una sentenza
> minacciosa e significativamente non firmata, come una sentenza senza
> appello. Il regista dell'opera (come dire lo Strehler dell' epoca) fu
> arrestato, torturato e poi giustiziato, mentre sua moglie era stata
> trucidata in casa dalla polizia segreta.
> Shostakovich nei residui quarant'anni di vita non portò mai più a
> termine un'opera. Eppure la "Lady" era solo la prima di una trilogia
> dedicata alla donna russa. Ma fortunatamente il compositore riusci
> ancora a scolpire parole eterne in campo sinfonico. Avrebbe ancora
> scritto 11 delle sue 15 sinfonie.
> E pensare che l'opera per i primi due anni dal suo debutto ebbe un
> successo indescrivibile, tanto che Stalin, impegnato in altre
> attività, si incuriosì e volle assistere con un gruppo di suoi fidi, a
> una rappresentazione. Abbandonò il teatro alla fine del terzo atto.
> Era il 26 dicembre del 1935. Un mese dopo comparve sulla Pravda la
> "scomunica". L'opera fu proibita perchè "inadatta al popolo
> sovietico". Non fu mai più eseguita per oltre un quarto di secolo.
> Finir male sulla Pravda, significava chiara minaccia di morte. Per

La violenza del potere per gli autori popolari è ricorrente sin dagli arbori
del tempo.
> spregio il nome del musicista non fu neppure menzionato. Stalin aveva
> incaricato uno dei suoi, Zaslavskij (il futuro persecutore di Boris
> Pasternak) di far pervenire a Shostakovich un chiaro avvertimento, la
> cui sostanza si riassumeva in questo concetto :
> L'opera, non era una buona propaganda per il regime. Mettendo in scena
> un mondo di violenza e di sopraffazione, con poliziotti stupidi e
> corrotti, finendo con una grande scena di deportazione in Siberia,
> avrebbe ricordato troppo da vicino i Gulag che lui stava riempiendo di
> dissidenti.
> Quindi ha avuto ragione Logi ad invitare i detrattori del comunismo a
> vedere quest'opera, e mi permetto di aggiungere che non solo i
> detrattori ma anche i sostenitori dovrebbero vederla e ascoltarla.

Quindi unico escluso potrei essere io. :-)

Complimenti Giampaolo e grazie per le tue bellissime e coinvolgenti
riflessioni.
Ciao J.
>
> Giampaolo Lomi
>
>
>
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