Shostakovich e la sua Lady Macbeth del Distretto di Mtsensk , ieri sera a Firenze
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Shostakovich e la sua Lady Macbeth del Distretto di Mtsensk , ieri sera a Firenze         

Group: it.arti.musica.classica · Group Profile
Author: Giampaolo Lomi
Date: Jun 22, 2008 19:13

Una mezza ammazzata quella di ieri a 35 gradi di caldo, ma volevo
vedere a tutti i costi questa nuova produzione del Comunale, dopo...il
consiglio prezioso dell'amico Logi e così ce l'ho fatta e son tornato
a casa oggi pomeriggio.
Ne è valsa veramente la pena. Ho visto Logi nell'intervallo e gli ho
fatto i complimenti per la parte che gli tocca in questa
realizzazione. E li ho fatti anche al direttore artistico Paolo Arcà.
Ho visto anche Dodin, autore della bellissima regia, ricoperto da una
barba bianca e notevolmente invecchiato, ma sempre in forma rispetto
alla Dama di Picche di 10 anni fa.
Nato in Siberia nel 1944 dimostra più anni di quelli che ha. E' la
terza volta in 10 anni che lo ammiro al Maggio Musicale Fiorentino. La
prima fu nel 1999 con la sua stupenda Dama di Picche, la seconda in
Otello di Verdi nel 2003 e l'ultima ieri sera con Lady Macbeth.
Semplici tavole di legno dvidono la scena in due parti. L'essenziale
per descrivere la russia contadina del 1800 e la grande finestra che
fa intuire la camera da letto di Zinonovij , ricco mercante, e di
Katerina sua moglie. Sul lato destro del palcoscenico il cortile dove
i servi e i contadini lavorano con sacchi di granaglie che salgono e
scendono con una carrucola dal sottofondo cantina.
I fatti che avverranno sono fatti comuni nella civiltà contadina del
1800. E lo sono in Russia, come lo erano anche in Olanda , in Francia
e in Italia. Fatti d'amore mancato, di sesso insoddisfatto, di
tradimenti, di delitti. Conditi di profonda crudeltà esasperata dalla
musica e dalla sua violenza. Un'opera forse "noir", ma anche una
specie di Cavalleria Rusticana russa, anche se più appiattita dalla
diverstà dei caratteri e abitudini dei personaggi. La storia è
semplice. Caterina è insoddisfatta. Il marito Zinovij la trascura. Il
suocero Boris, la vera anima nera della situazione, la insidia con la
sua autorità da despota della famiglia. Nel frattempo Katerina si
lascia corteggiare e si innamora di un aitante giovane, Sergej,
assunto da poco dal suocero come lavoratore. Katerina e Sergej
diventano amanti, finchè Boris li coglie sul fatto. Fa legare dai
servi l'impertinente Sergeij e lo frusta a sangue davanti alla donna.
Poi lo fa imprigionare dai servi nella cantina e richiama il figlio.
Katerina esaperata, avvelena il suocero che muore rapidamente. Il
figlio ritornato a casa interroga Katerina sulla morte del padre. Poi
scopre in camera di lei una cintura di cuoio che appartiene a un uomo
e l'accusa di infedeltà. Si mette a frustare Katerina che grida
disperatamente. Sergeij arriva e spinto dalla donna uccide il marito
di lei. I due nascondono il cadavere nella cantina.
Poi decidono di sposarsi e preparano una grande festa. Un contadino
scopre per caso il cadavere di Zonovij nella cantina e corre dalla
polizia a denunciare il fatto.
Quì, secondo me, l'opera denuncia un leggero calo di qualità forse
intenzionale dell'autore, per consentire al comandante delle guardie
di lamentarsi per le paghe insufficienti, del fatto che nessuno di
loro sia stato invitato alle nozze di Katerina e Sergej. Appare anche
uno strano personaggio che non c'entra gran che con i tempi
dell'opera, ma serve solo ad anticipare l'intervento della polizia
alla festa di nozze.
Katerina è terrorizzata perchè nel frattempo ha appreso da qualcuno
che la chiave della cantina è stata forzata e pensa che il cadavere
dell'ex marito sia stato scoperto e si sente in pericolo.
Grande ripresa musicale e della tensione che si era rallentata anche a
causa dell'arrivo del Pope venuto per le nozze cha approfitta anche
lui per cantare per un buon quarto d'ora storie senza grande
interesse.
Katerina manda Sergej a prendere rapidamente del denaro e lo convince
a fuggire con lei. Troppo tardi, la polizia, come previsto, li arresta
ambedue.
Siamo all'atto quarto. Cambia la scena e con rapidi movimenti
strutturali il tutto si trasforma in una strada sospesa lungo la quale
sfilano i prigionieri diretti ai campi della Siberia. Nevica, la gente
è intirizzita dal freddo e sorvegliata dalle guardie. Sostano per
dormire uno sull'altro per ritrovare la forza di continuare all'alba
il cammino. In mezzo a lero vediamo Katerina e Sergej. I due sono
separati da una specie di cancello sorvegliato dalla polizia. Lei
corrompe un poliziotto e raggiunge l'amato, ma lui è cambiato. E'
indifferente e non si preoccupa di lei più di tanto. Anzi l'accusa di
averle rovinato la vita e dopo aver corrotto un'altro poliziotto
raggiunge, fra i prigionieri, una nuova amante, Sonerka alla quale
regala un paio di calze sottratte a Katerina.
Disperata Katerina ha capito di aver perso l'unico amore della sua
vita, vede il fantasma del vecchio Boris e sente le maledizioni del
primo marito Zinovij da lei ucciso insieme a Sergej.
Allora, disperata e furente per la rabbia e la gelosia, quando vede
la rivale che indossa le sue calze e per di più la ringrazia, la
afferra per una mano e la trascina con se nelle gelide acque di un
lago sottostante. Con l'urlo furibondo di Sonerka, esasperato dagli
effetti degli ottoni rinforzati e collocati nei primi tre palchi a
destra del palcoscenico, con una musica Violenta, cattiva quasi
terrificante, termina la vita delle due donne, mentre i prigionieri
riprendono il cammino della deportazione e l'opera si conclude.
Quasi 15 minuti di applausi scroscianti, mai ascoltati fino ad oggi al
Comunale di Firenze, per tradizione assai parco di applausi.
L'orchestra ha suonato in maniera eccezionale, sottolineando con
puntigliosità e con gran forza i passaggi tragici della vicenda che
lascia poco spazio alla melodia soave e all'amore.Il direttore James
Conlon si è confermato uno dei più grandi direttori viventi ed ha
preso, insieme a Boris e Katerina la parte del leone degli applausi.
Tutti bravi i cantanti e il coro. Un certo eccesso di sonorità,
aggravato dal raddoppio degli ottoni ha più volte sommerso la voce del
tenore Sergej Kunaev che ha cantato il ruolo di Sergej. La sua voce,
non di grande ampiezza, è stata più di una volta fagocitata dalla
potenza e sopraffazione dell'orchestra. Ma l'emozione è stata grande,
perchè gli effetti sonori hanno ampiamente compensato questo
inconveniente.
Il ruolo di Katerina è stato sostenuto dal soprano Jeanne-Michèle
Charbonnet , americana di New Orleans, dotata di un timbro vocale con
ampia escursione e una forza non comune e che ha già cantato in
Italia, dove se non sbaglio, ha debuttato alcuni anni fa.
Il resto del cast principale è russo.
Un grazie al Teatro Comunale per aver assemblato questi cantanti,
quest'opera e questa orchestra già ammirata sotto la bacchetta di
Jansen e di Metha ed ora sotto quella di Conlon. Secondo me il teatro
di Firenze è il primo teatro d'opera d'Italia. Superiore anche alla
Scala, che purtroppo vive, oltre il necessario, adagiata sulle sue
glorie passate.
Quanto a Dodin, così discusso e del quale abbiamo tanto scritto su
questo gruppo in passato, vorrei riportare alcune sue osservazioni
sulla Lady Macbeth di Shostakovich:

"Dopo la prima di Lady Macbeth a Leningrado nel 1935, qualcuno fece
notare a Shostakovich che lui non aveva scritto "Lady Macbeth" ma
"Giulietta del distretto di Mzensk".
Benissimo, rispose Shostakovich, significa che ho raggiunto il mio
scopo. Il grande artista infatti non vuole esprimere l'odio ma
l'amore.
Ma il tempo in cui vive, respira e scrive Shostakovich è più forte
delle sue aspirazioni e il compositore crea Giulietta assassina.
Il potere onnipresente del Gulag che opprimeva la Russia negli anni in
cui l'opera fu composta, il falso ottimismo che veniva usato come un
narcotico e paralizzava ogni cosa nel paese, la crudeltà che tutto
distruggeva nel momento in cui la gentilezza connaturata nell'uomo
veniva prosciugata, tutto ciò stava a significare che non c'era posto
per la vita.
La terribile storia di Russia quotidiana scritta da Leskov assume,
attraverso i suoni della musica di Shostakovich il valore e il
significato di una parabola shakespeariana. In queste note udiamo il
canto dell'amore umano, ma anche il gemito della disperazione e il
grido dell'umana follia."
Il Partito Comunista Sovietico lanciò la sua materialistica scomunica
contro Lady Macbeth, seconda opera di Dmitrij Shostakovich, quando
egli non aveva ancora compiuto i 30 anni. La Pravda emise una sentenza
minacciosa e significativamente non firmata, come una sentenza senza
appello. Il regista dell'opera (come dire lo Strehler dell' epoca) fu
arrestato, torturato e poi giustiziato, mentre sua moglie era stata
trucidata in casa dalla polizia segreta.
Shostakovich nei residui quarant'anni di vita non portò mai più a
termine un'opera. Eppure la "Lady" era solo la prima di una trilogia
dedicata alla donna russa. Ma fortunatamente il compositore riusci
ancora a scolpire parole eterne in campo sinfonico. Avrebbe ancora
scritto 11 delle sue 15 sinfonie.
E pensare che l'opera per i primi due anni dal suo debutto ebbe un
successo indescrivibile, tanto che Stalin, impegnato in altre
attività, si incuriosì e volle assistere con un gruppo di suoi fidi, a
una rappresentazione. Abbandonò il teatro alla fine del terzo atto.
Era il 26 dicembre del 1935. Un mese dopo comparve sulla Pravda la
"scomunica". L'opera fu proibita perchè "inadatta al popolo
sovietico". Non fu mai più eseguita per oltre un quarto di secolo.
Finir male sulla Pravda, significava chiara minaccia di morte. Per
spregio il nome del musicista non fu neppure menzionato. Stalin aveva
incaricato uno dei suoi, Zaslavskij (il futuro persecutore di Boris
Pasternak) di far pervenire a Shostakovich un chiaro avvertimento, la
cui sostanza si riassumeva in questo concetto :
L'opera, non era una buona propaganda per il regime. Mettendo in scena
un mondo di violenza e di sopraffazione, con poliziotti stupidi e
corrotti, finendo con una grande scena di deportazione in Siberia,
avrebbe ricordato troppo da vicino i Gulag che lui stava riempiendo di
dissidenti.
Quindi ha avuto ragione Logi ad invitare i detrattori del comunismo a
vedere quest'opera, e mi permetto di aggiungere che non solo i
detrattori ma anche i sostenitori dovrebbero vederla e ascoltarla.

Giampaolo Lomi
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