"alecs"
ha scritto nel messaggio
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> "rilassato", molto meno mediato da elementi che per loro natura sono
> estranei al processo artistico in sè.
?
Mi tengo ormai abbastanza alla
> larga dalla critica letteraria (in ogni campo) preferendo la fruizione
> diretta dell'opera, non cerco spiegazioni oltre l'opera stessa.
Scusa la franchezza: un modo come un altro per non dire assolutamente nulla.
E' da quando mi interesso a queste cose che mi sento ripetere, da studenti e
a volte persino da docenti (categoria spesso sovrastimata) frasi del genere.
La fruizione diretta dell'opera proprio non esiste, è una palla colossale.
In campo musicale è parente stretta del sentire dei suoni piuttosto che
altri semplicemente perché risultano gradevoli, esperienza che si colloca
completamente al di qua della loro comprensione linguistica. Possono
risultarmi gradevoli allo stesso titolo una Sonata di Scriabin e i rumori
degli insetti in un prato (l'accostamento è intenzionale) ma resta il fatto
che la Sonata di Scriabin è una cosa ben diversa. Nel momento in cui la
leggo, la suono o la ascolto mi chiede di essere intesa. Devo mettere in
opera una serie di strumenti culturali per cercare di capirla, e il fatto
che lo faccia inconsapevolmente o automaticamente non cambia molto la
questione.
In campo letterario la cosa è ancora più palese. D'altra parte
l'atteggiamento sintetizzabile con la tua espressione, "Non cerco
spiegazioni oltre l'opera stessa" non è certo una creazione di chi lo
enuncia per ultimo. In ultima istanza dipende dalla forte impostazione
idealistica che, cammuffata superficialmente da storicismo (pseudo-,
vetero-) marxista, continua a permeare le nostre istituzioni scolastiche e
non solo. Per le quali la letteratura è qualcosa di essenziale, sublime e
incorporeo, oppure semplicemente non esiste; trova la sua ragione di essere
in altro, magari semplicemente per fare da megafono all'ideologia di turno.
Com'è facile intuire, due estremismi che servono a occultare una realtà più
articolata ma anche più semplice, più a misura d'uomo.
Vado sul semplice, anche se l'argomento è estremamente ampio: se la
letteratura è comunicazione (ed è arduo sostenere che non lo sia; se ne
ricava una nozione di letteratura, e di arte, che costringerebbe a tagliar
fuori la gran parte di quel che la cultura occidentale ha considerato arte)
evidentemente comunica qualcosa. Si appoggia a codici preesistenti. Un primo
esercizio critico è capire di che codici si serve. Ed è quello che facciamo
semplicemente leggendola e cercando di capirla.
> Mi piacerebbe poi sapere cosa pretendi tu dal "metodo critico", cioè cosa
> vuoi ottenere alla fine.
Credo d'aver risposto nel modo più semplice possibile. Il metodo critico
(anzi, direi i metodi) servono a rendersi consapevoli dei processi
attraverso i quali cerchiamo o pensiamo di capire un testo letterario. O
generalmente artistico.
> Quanto a Pollini, bisogna vedere se questa lezione volesse effettivamente
> darla o meno, (suppongo se ne sbatta, francamente).
Veramente le circostanze della sua carriera portano a pensare proprio il
contrario.
> E alla fine non conosciamo il processo evolutivo interiore che lo ha
> portato ha rivedere alcuni atteggiamenti,
Va da sé che l'interiorità è (quasi) imprescrutabile. Quel che possiamo
valutare, ciò su cui possiamo fare ipotesi sono le scelte di repertorio e
interpretative, il loro ordine e via discorrendo.
ciao
dR