Re: Il rapporto della fenomenologia con la musica da Schönberg in poi
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Re: Il rapporto della fenomenologia con la musica da Schönberg in poi         

Group: it.arti.musica.classica · Group Profile
Author: Shapiro used clothes
Date: Aug 21, 2008 06:20

"le fouetteur de tarés" ha scritto nel messaggio
news:48ad34bf$0$41663$4fafbaef@reader4.news.tin.it...

Mi aggancio ma il post non è rivolto a te, è generale. Oggi sono ecumenico,
urbi et orbi. Il primo pontifex agnostico e di origine ebraica (del resto
"pontifex" era prima di tutto un'antichissima qualifica religiosa romana,
alcuni secoli prima che il Cristianesimo approdasse al primo Papa; Pontifex,
se non sbaglio, era il Flamen Dialis...devo ripassare i libri della
Seppilli, così mi invento un altro nick).
> vaglio della "fenomenologia".

Anche perché si continua, in questo newsgroup e non solo, a usare il termine
(di ambito filosofico, principalmente) con drastica leggerezza &
spregiudicata disinvoltura. Se lo prendiamo sul serio, e pensiamo alla
corrente di pensiero che fa capo ad Husserl (anche se non è certo lui a
usarlo per primo; che so, un certo Hegel...e a ben vedere non è il primo
neppure lui) possiamo definire fenomenologica, magari inconsapevolmente,
anche la riflessione teorica di Schoenberg. Forse ancor più di tanti suoi
critici. Per sincerarsene basta l'umiltà (che non è modestia intellettuale)
di aprire la Garzantina o il dizionario di Abbagnano, oltre al Manuale
d'Armonia, e leggere.
Va da sé che con questo non intendo mettermi alla pari con chi ha studi di
seri (di armonia, contrappunto e composizione) alle spalle, e che quindi
come capacità analitica e comprensione della musica non può che sorpassarmi
di svariate lunghezze. Di filosofia però ho letto qualcosina anch'io, e
vedere un termine pregnante usato alla cavolo perché qualche teorico di
scarso spessore culturale (anche se bravo direttore d'orchestra), o magari
colto ma con un ego ipertrofico pensa di crearsi tutto un mondo ex novo, dà
un po' di fastidio. Neppure la musicologia ha il dono di rinverginare le
parole, che hanno una loro storia; ignorarla è grave.

Tanto per tornare a zappare l'orto altrui: questa favoletta della presunta
non naturalità dei linguaggi seriali (quando poi sono, seriali) e delle
scelte armoniche che ne derivano è veramente stucchevole, anche perché si
tratta sempre della stessa minestra riscaldata. L'ultimo ad accomodarsi alla
fratesca conventicola è stato un illustre fisico, Andrea Frova. Sentito alla
radio, direi un Odifreddi in sedicesimo, almeno è educato.
Vagli a spiegare che anche in linguistica l'aggettivo "naturale" è impiegato
in senso figurato.
> Direi che la critica ai sistemi seriali più sensata viene da uno
> strutturalista, Claude Lévi-Strauss. (vedi la famosa diatriba con Boulez).

Due teste molto belle. Ho un'enorme ammirazione per Lévi Strauss. Da
recuperare quando sarà passata la moda dissennata di parlar male dello
Strutturalismo e della Semiologia. Dovuta, in certa parte, al fatto che a un
certo punto tutto è divenuto "strutturale". Da una ventina d'anni c'è il
riflusso, speriamo ci si assesti.

ShdR
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