Re: Il Macbeth alla Scala
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Re: Il Macbeth alla Scala         

Group: it.arti.musica.classica · Group Profile
Author: Emma
Date: Apr 18, 2008 01:51

Grazie della recensione. Da parte mia è l'opera di Verdi che preferisco in
assoluto, la migliore interpretazione del dramma di Shakespeare.

"Rudy" ha scritto nel messaggio
news:1ifk962.g3ruj0tzay8cN%%rodolfo.canaletti@tin.it...
>
> Dopo aver ripetutamente visto l'opera sia in teatro che in riproduzione
> in DVD sono sempre più convinto che il Macbeth sia stato il frutto di un
> vero colpo di genio che ha investito Verdi. Scritto nel pieno degli "
> anni di galera", fra l'Attila e I masnadieri, mi ha colpito per la sua
> compattezza, per la sua essenzialità, per lo straordinario rapporto fra
> musica e drammaturgia.
> È il primo incontro di Verdi con Shakespeare e mostra subito, in modo
> inequivocabile il legame che stringe i due grandi autori di teatro. Il
> libretto riesce a trarre dalla tragedia di Shakespeare l'essenziale: ne
> trascura gli aspetti e gli episodi di contorno o marginali per farne
> vivere in modo inalterato la sostanza. Il librettista, Piave, non è
> certo un genio: lo si evince dalla lingua italiana usata, spesso
> faticosa, a volte di difficile comprensibilità. Ma gli interventi sia
> dello stesso Verdi, sia di Maffei hanno permesso al musicista di
> disporre di un piccolo gioiello sul quale costruire il capolavoro.
> Si dovrà aspettare fino alla fine della carriera perché Verdi affronti
> di nuovo Shakespeare, in due opere capolavoro quali l'Otello e il
> Fastaff. Ma altri due titoli, purtroppo senza esito, nel corso della sua
> vita si sono affacciati: l'Amleto e il Re Lear. Forse l'Amleto è una
> tragedia molto cerebrale e quindi non completamente adatta all'animo di
> Verdi, alla quale effettivamente egli non vi ha mai pensato molto
> seriamente. Diverso è il discorso sul Re Lear, molto più affine al
> carattere del compositore. Purtroppo Verdi non è riuscito ad affrontare
> quest'opera. Non mi sembra di esagerare se penso che avrebbe potuto
> essere un capolavoro da avvicinare alle altre tre.
>
> Nel Macbeth la musica di Verdi si dipana fra brani solistici, pezzi
> d'assieme e soprattutto cori. La varietà dei toni espressivi crea fin
> dal principio uno stato di tensione nell'ascoltatore che perdurerà per
> tutto il corso dell'opera. Si pensi ad esempio alla varietà degli
> interventi corali: quello delle streghe, vivace e malizioso nel primo e
> nel terzo atto; il coro della fine del primo atto, in morte di Duncano,
> con l'andamento solenne della marcia funebre che tuttavia sfocia in un
> ritmo di rabbia e vendetta; il coro dei sicari guardingo e minaccioso
> (che sembra un'anticipazione del coro dei cortigiani del Rigoletto
> quando vanno a rapire Gilda); il coro che accompagna il brindisi alla
> fine del secondo atto; il coro "Patria oppressa" che richiama i due cori
> più famosi del Nabucco e dei Lombardi; e il coro finale che celebra ed
> esalta la vittoria di Malcolm su un ritmo vagamente marziale.
> Altrettanta varietà nei brani solistici e di insieme, dal duettino pieno
> di dubbi e di incredulità dell'inizio, a quello drammatico (e per me
> stupendo, incredibilmente bello e straordinariamente emozionante) dopo
> il delitto, "Fatal mia donna! un murmure", o il monologo di feroce
> incertezza "mi si affaccia un pugnal?!" e così via. E fra i diversi
> numeri, sono particolarmente incalzanti i recitativi declamati non meno
> espressivi delle arie o dei duetti. Sarebbe inutile citare tutti i
> momenti critici dell'opera: mi basti dire che non vi è un momento di
> stanchezza, non un brano di semplice riempimento. Tutto è in funzione di
> una drammaturgia asciutta, essenziale, potente, coinvolgente
> l'ascoltatore dall'inizio alla fine.
>
> La messa in scena di questa stagione è la stessa del 1997, regia di Vick
> e scene e costumi di Maria Bjornson. Diverso, ovviamente il cast:
> direttore è il giapponese Kazushi Ono; Violeta Urmana e Leo Nucci sono
> nelle due parti principali. Il cast è completato da Abdrazakov nella
> parte di Banco e Walter Fraccaro nella parte di Macduff.
> Sulla messa in scena avevo già fatto delle osservazioni nell'edizione
> del 1997: l'elemento centrale dell'opera è l'immenso cubo che occupa
> gran parte del palcoscenico; appoggiato in modo da offrire le superfici
> obliquamente allo spettatore, il cubo è in grado di ruotare su se
> stesso. Una delle facce è aperta e nei momenti cruciali mostra
> l'interno. Da un punto di vista strettamente scenografico, il cubo
> potrebbe essere una simbologia del castello di Macbeth, in realtà sulla
> scena esso simboleggia il potere che incombe su tutto il dramma: al suo
> interno vedremo la figura di Duncan assassinato, o, nel secondo atto, le
> apparizioni di Banco; da sotto il cubo si vedranno apparire le streghe
> che faranno le predizioni; lady Macbeth accarezzerà sensualmente il cubo
> mentre canta "O voluttà del soglio" nell'aria "La luce langue"; ma,
> nell'ultimo atto durante la scena del sonnambulismo, la vediamo come
> schiacciata, proprio sotto il cubo; poi, ancora, uno dei lati del cubo
> gronderà sangue la notte dell'assassinio di Banco; oppure una verde mano
> rapace si stenderà sempre sopra una delle facce (quella man rapace che
> nel primo duetto Macbeth proclama di non voler alzare) quando Machbeth
> va ad interpellare le streghe sul suo destino.
> Vick usa anche un linguaggio dei colori: il gran cubo è sempre di color
> azzurro cupo fino al blu, con un'illuminazione dei varia intensità; il
> suo interno è rosso; i costumi di Macbeth e della Lady sono rossi nel
> primo atto, gialli nel secondo, neri nel terzo e nel quarto, tranne il
> costume della lady che durante la scena del sonnambulismo è bianco.
>
> Nessuno degli inconvenienti riscontrati e lamentati in alcune delle
> recite precedenti quella di domenica 13 si è verificato.
> Il direttore ha diretto con ottima maestria un'orchestra in grandissima
> forma. Qualcuno ha trovato la sua direzione un po' fredda, addirittura
> poco emozionante. A me non è parso. Ho seguito la sua direzione con
> grande attenzione, e mi è parso che riuscisse a offrire ai cantanti il
> terreno necessario su cui innestare la loro interpretazione. La Violeta
> Urmana è stata bravissima. Il personaggio di Lady Macbeth in lei ha
> saputo trovare una forza vitale che emergeva intensamente negli scontri
> col marito e nelle accuse di pavidità. Lady Macbeth è il vero genio del
> male, la forza distruttrice, la volontà implacabile, che cede di
> schianto nell'ultimo atto, e questo proprio Violeta Urmana ha saputo
> realizzare.
> Leo Nucci è un Macbeth storico, come per molti anni lo è stato Bruson.
> Nulla si può criticare nella sua performance, se non forse quel tanto di
> abitudinariamente ripetitivo che toglie allo spettatore l'emozione della
> novità.
> Comunque resta un po' un mistero come un cantante, sia pure della
> bravura di Nucci (ma anche della sua età), possa comparire due volte in
> due opere diverse nella stessa stagione. Forse siamo così a corto di
> baritoni? o meglio, di baritoni che sappiano interpretare con
> credibilità personaggi drammatici?
> Di alto livello anche i comprimari come Fraccaro (nella sua unica aria
> nella vesti di Macduff) e Abdrazakov nella parti di Banco.
> Nel complesso mi è sembrata un'ottima realizzazione, capace di
> coinvolgermi ed emozionarmi come già era avvenuto nell'97.
>
> Saluti a tutti
>
> Rudy
> -----------------
> rodolfo.canaletti@tin.it
> http://www.dicoseunpo.it
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