Il Lohengrin scaligero e il simbolismo wagneriano
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Il Lohengrin scaligero e il simbolismo wagneriano         

Group: it.arti.musica.classica · Group Profile
Author: Rudy
Date: Jan 29, 2007 08:50

Si sa che la ragion d'essere del mito è il simbolismo. In Wagner questo
è particolarmente evidente. Si pensi al simbolismo della tetralogia e
alle configurazioni del potere che essa esprime, o al simbolismo del
Tristano, dove la forza luminosa e devastante dell'amore si scontra
tragicamente con il senso del dovere, o quello dei Maestri Cantori, dove
il simbolismo investe il mondo della creatività e dell'arte, o quello
ancor più complesso del Parsifal dove il simbolismo della redenzione si
ammanta di una veste mistica di sapore cristiano-buddista,
nell'esplorazione della compassione e della reincarnazione.
Nel Lohengrin, la mia impressione è che il simbolismo, che nelle opere
citate sopra è complesso e raffinatissimo, si trovi ancora ad uno stadio
primitivo. Qui Wagner sembra preoccupato soprattutto della lotta fra il
bene e il male. Il bene, luminoso ed eroico, diretto e senza
compromessi, si scontra con un male tortuoso e infido, nato e sviluppato
nell'intrigo. In questa eterna lotta non ci sono vinti o vincitori,
oppure, forse, tutti sono destinati ad essere sconfitti. Infatti mentre
il male non può competere col bene, anche il bene ha in sé l'anello
debole che lo porta alla sconfitta. E l'anello debole è proprio nella
natura stessa del bene, impersonato dalla donna.

Nel Lohengrin tutto questo è espresso in modo molto esplicito non solo
nell'ambito del racconto, ma soprattutto nella musica. Prendiamo in
considerazione il tema solare ed eroico di Lohengrin, il tema celestiale
del Graal, il tema dolce che impersona Elsa, e li confrontiamo con i
temi subdoli e tortuosi negli archi bassi dei temi di Ortrude e della
vendetta. Fra di essi, discriminante perentorio, sta il tema del
divieto, il campo di battaglia, la radice della sconfitta.

La messa in scena di Lehnhoff coglie abbastanza bene questi aspetti. La
vicenda, come si conviene ad un mito (sia pure con riferimenti storici,
ma del tutto secondari) è svolta in un tempo e in un luogo indefiniti.
Le scenografia è semplice: un emiciclo gradinato che si apre e si chiude
a seconda delle necessità; una scalinata nel secondo atto che porta a
chiese e palazzi invisibili; una stanza nuziale rappresentata da un
cilindro con al centro anziché il solito letto, un pianoforte. Il
cilindro crollerà drammaticamente all'atto della terza domanda di Elsa,
sgombrando così la strada a Telramund e al suo tentativo di uccidere
Lohengrin, e riportandoci alla "foresta" del primo atto, dalla quale
Lohengrin, sconfitto, dovrà ripartire dopo aver raccontato delle sue
origini.
I costumi ci portano in un tempo che potrebbe essere moderno: divise
militari, di varia foggia, elmetti lucenti, sciabole. Ma nessuna di
queste fogge ci porta in un paese definito. Lo scontro fra il bene e il
male non ha tempo o spazio, ma tutti ne siamo preda, indipendentemente
dal contesto storico. Qualche perplessità mi ha lasciato il costume di
Lohengrin: foggia di color bianco cangiante, mantello che copre una
specie di doppio petto, corno e sciabola appena coperti... Come immagine
del bene mi è sembrata alquanto improbabile. Comunque questo è ciò che
ci è stato dato.

È stata interessante a mio avviso la direzione dei cantanti da parte del
regista. I movimenti scenici si sono svolti con l'attenzione di mettere
in rilievo i vari aspetti dello scontro bene-male. Ad esempio, nel
momento in cui il corteo che accompagna Lohengrin ed Elsa sta per
entrare in chiesa, Telramund si lancia contro l'eroe pretendendo che
egli riveli il proprio nome e le proprie origini. All'inizio la coppia
Lohengrin ed Elsa sono al vertice della scalinata, e Telramund e Ortrude
sono in basso. Il bene è luminoso e vittorioso, mentre il male gioca le
sue subdole carte. Nel procedere della scena la posizione delle due
coppie si inverte, e alla fine il male sovrasta, mentre alla base della
scalinata Lohengrin dopo aver lanciato parole di disprezzo con il tono
di chi non ha dubbi sulla vittoria finale, si trova davanti un Elsa
sconvolta ed è costretto a commentare "Elsa! Come la vedo tremare! [...]
L'ha sedotta la menzognera bocca dell'odio?". Cioè quella che sembrava
una vittoria, in realtà si sta appalesando come una sconfitta.
E il regista lo metterà ancora più in evidenza nelle ultime battute che
chiudono l'atto. Il tema del divieto interrompe bruscamente il procedere
del corteo, la scena si oscura mentre all'apice della scalinata una
giallastra luce radente investe la coppia malvagia.
Lo stesso tema lo ritroviamo poi nel terzo atto, nella camera nuziale.
Lohengrin ha sentore dei dubbi di Elsa, e pensa che questi dubbi
riguardino la non accertata nobiltà delle sue origini. Quindi si lancia
in una perorazione nella quale con aria entusiasta si lancia in
affermazioni che si concludono con la fatidica frase "Ch'io non vengo da
notte e dolore, qui giunsi da splendore e gioia!". Lohengrin sembra
essere rapito dalla visione del suo mondo luminoso, ed ha una
espressione estatica, e non si accorge che Elsa, alle sue spalle dà
segni sempre più marcati di agitazione. Ancora una volta il male,
apparentemente sconfitto dalla luce, risorge dalle tenebre dell'animo
umano e alla fine avrà ragione della contesa.

La musica di Wagner non ha bisogno di commenti. I temi sono bellissimi,
coinvolgenti al massimo, e l'orchestrazione attribuisce loro il
significato necessario. Ad esempio, il tema di Lohengrin suonato sui
legni, sorge luminoso dal tessuto sonoro nel corso del racconto del
sogno di Elsa, rivelandone la natura soprannaturale; si presenta invece
guerresco, eroico, trionfale nel coro che segue il vittorioso Giudizio
di Dio. Così, altro esempio, il tema del divieto, si manifesta con
solennità al momento in cui Lohengrin chiede ad Elsa di accettarlo come
campione in difesa della sua innocenza, ma assume un tono minaccioso nel
secondo atto, mentre i due malvagi ordiscono la trama. Oppure ancora il
tema del Graal nel celestiale preludio del primo atto: da un inizio
appena accennato sui violini in pianissimo procede in un crescendo che,
a circa due terzi esplode negli ottoni, per poi allontanarsi nuovamente
dopo averci gratificato della sua benedizione.

L'esecuzione musicale è stata molto buona. Gatti ha condotto l'orchestra
realizzando tutti i significati che temi e orchestrazione danno al
lavoro, accentuandone l'espressività e quindi la capacità di
coinvolgimento dello spettatore.
I cantanti, in particolare Robert Dean Smith come Lohengrin, Anne
Schwanewilms come Elsa, Waltraud Meier come Ortrude e Tom Fox come
Telramund sono stati tutti all'altezza del compito. Se si possono fare
delle critiche, forse quello che ho trovato meno convincente è stato
proprio Dean Smith, il cui timbro mi è apparso, soprattutto negli acuti,
un po' appannato. Anche la Schwanewilms (mi pare che il suo cognome
contenga la radice del cigno :-)) ) mi è sembrato che avesse una voce
piuttosto piccola. Meglio mi è apparsa la coppia dei cattivi.
Buoni anche Ronnie Johansen nelle parti di Enrico l'uccellatore, e di
Detlef Roth nelle parti dell'araldo di guerra.

Pubblico entusiasta, con ovazioni alla Meier e soprattutto a Gatti.

Saluti a tutti
Rudy

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