Il giocatore: qualche osservazione alla rappresentazione scaligera
  Home FAQ Contact Sign in
it.arti.musica.classica only
 
Advanced search
POPULAR GROUPS

more...

 Up
Il giocatore: qualche osservazione alla rappresentazione scaligera         

Group: it.arti.musica.classica · Group Profile
Author: Rudy
Date: Jun 22, 2008 15:43

Come già avevo osservato nei miei commenti a 184, l'opera di Lorin
Maazel recentemente rappresentata alla Scala, anche ne Il giocatore,
l'opera di Prokof'ev che ho visto giovedì scorso, sempre alla Scala, è
opportuno partire dalla fonte ispiratrice, il romanzo omonimo di
Dostoevskij. Il libretto dell'opera, dello stesso Prokof'ev,
ricostruisce fedelmente tutta la prima parte del romanzo, cioè quella
che descrive l'ambiente del Grand Hotel di Rulettenburg, gli intrighi
fra gli squallidi personaggi che lo abitano, l'attesa di un'eredità che
non arriva, l'amore senile del Generale per la demimondaine Blanche, gli
imbrogli del cosiddetto Marchese, la frustrata passione di Aleksej per
Polina figliastra del generale, l'ambiguo rapporto che lega Polina al
Marchese, etc.

Il dramma operistico si discosta dal libro al momento dell'arrivo della
nonnetta: non tanto per gli eventi, che sono più o meno gli stessi del
romanzo (la nonnetta gioca alla roulette e perde tutto; la compagnia del
Grand Hotel in assenza della sperata eredità si sfascia; Aleksej sembra
ricuperare il sospirato rapporto amoroso con Polina, gioca e vince una
somma considerevole, ma alla fine perde la fanciulla che se ne va
seguendo il suo carattere indipendente) quanto per il senso degli
eventi. In Dostoevskij questa seconda parte del romanzo, ed ancora di
più la terza parte, quella che descrive Aleksej a Parigi ormai vittima
dell'indifferenza totale che prende il giocatore in preda alla
dipendenza (che nell'opera manca totalmente), hanno nella passione per
il gioco e nei suoi effetti devastanti l'elemento centrale. Gli eventi
che intercorrono fra i personaggi, i loro conflitti, le fratture e le
riappacificazioni sono la rete di eventi sui quali la passione del
gioco, come vera protagonista, agisce.

Nell'opera invece l'aspetto drammaturgicamente portante è rappresentato
dagli eventi che intercorrono fra i personaggi. Il gioco è una delle
occasioni, attorno alle quali il dramma si sviluppa: la nonnetta perde
tutto, certamente, e rovina tutti progetti e le speranze della comitiva
che si sfalda, ma il rapporto fra la nonnetta e gioco è sorvolato (nel
romanzo è l'elemento centrale della seconda parte); Aleksej va alla sala
da gioco e vince una somma favolosa, ma anche qui non è tanto la
dipendenza dal gioco che travolge il protagonista (e che sarà, invece,
nella terza parte del romanzo la causa della sua degenerazione) che
interessa la rappresentazione, quanto il gusto di Prokof'ev nel
descrivere l'affollamento, la confusione di una sera al casinò, con la
gente che punta, che si affanna al tavolo da gioco, che ruba, che
applaude le vincite, che si sgomenta per le perdite, che si meraviglia,
ecc., mentre Aleksej si lancia in una onirica rincorsa ad una fortuna
assurda. La conclusione drammaturgica dell'opera avviene sulla frattura
fra Aleksej e Polina, dopo la vincita e dopo un duetto d'amore che
culmina con l'unico rapporto intimo fra i due, mentre la compagnia del
Grand Hotel si è completamente disfatta con la partenza del Marchese e
di Blanche, la partenza della nonnetta, e la disperazione del povero
Generale abbandonato da tutti al suo destino di rovina.
Il quadro che ne esce è quello di una vicenda che coinvolge personaggi
squallidi, dove le passioni sono subordinate al denaro, e il denaro non
altro è che possibilità di sfoggio di ricchezza, strumento di
conservazione del rango e quindi del potere. E il denaro lo si
acquisisce attraverso i prestiti, lo si spera attraverso eredità, lo si
cerca nella sala da gioco.

Lo squallore dei personaggi è raffigurato nello squallore della
scenografia. La scena centrale rappresenta la hall di un albergo a tre
stelle, pareti celestine, travi verticali di alluminio che delimitano
internamente gli spazi, poltrone di color chiaro un po' dovunque, in
parte libere, in parte occupate da personaggi che chiacchierano del più
e del meno; sullo sfondo il bancone, spoglio e occupato da un impiegato;
la luce è intensa, chiara, fredda. Nessun lusso e soprattutto assenza di
buon gusto. Durante la rappresentazione, la scena centrale scivola
lateralmente con molta lentezza in modo da portare in primo piano altri
locali: a sinistra la squallida stanzetta di Aleksej, sempre con pareti
celestine, un letto, una grande finestra con telaio in alluminio; a
destra due locali, anch'essi con pareti celestine, che rappresentano
spazi interni dell'albergo (uno potrebbe essere la stanza di Polina,
l'altro la stanza del generale, ma i ruoli sono intercambiabili e
modificabili).
Nell'ultimo atto lo spazio centrale, quello occupato dalla hall negli
atti precedenti, diventa la sala da gioco del casinò, con i due tavoli
della roulette, e le pareti sempre del color celestino che domina tutta
la messa in scena.

La regia di Dmitri _ernjakov fa vivere i personaggi sottolineandone il
carattere grottesco e lo squallore dei rapporti umani. Aleksej
(interpretato da Misha Didyk), impersona un giovane esagitato, con
atteggiamenti a volte drammatici, come quando subisce il sarcasmo di
Polina, a volte buffoneschi come durante l'incontro con la baronessa
tedesca; Polina (Kristine Opolais) si manifesta come una donna
sprezzante, orgogliosa, con un vestito nero che ne sottolinea il
carattere, ma cosciente di essere profondamente sporca nel proprio
interiore; la vediamo, in una stanzetta lateralmente alla hall
dell'albergo, subire freddamente le volgari attenzioni del Marchese,
mentre a fianco, nella hall, il Generale si scontra con Aleksej a causa
di marachelle di quest'ultimo, e lo licenzia per subito dopo pentirsene;
il Generale (un formidabile Vladimir Ognovenko) è il vecchio trombone,
preoccupato della propria posizione sociale e delle eredità che dovrebbe
arrivare alla morte della nonnetta e che dovrebbe risanarlo
economicamente; è irretito da Blanche (Silvia de la Muela), demimondaine
bionda vestita in modo vistoso, che alterna dolcezza e smancerie ad
altezzosità di comportamento, a seconda con chi ha a che fare; il
Marchese (Stephan Rügamer), è rappresentato come un semigiovane vestito
in modo sportivo, addirittura in qualche occasione con jeans e
maglietta, con atteggiamenti viscidi, e preoccupato solo di rapinare
soldi al Generale; Astley (Viktor Rud), è l'inglese razionale, sobrio,
elegante, che riceve le confidenze di Aleksej e che conosce
misteriosamente tutti gli intrighi della compagnia; ed infine la
nonnetta (Stefania Toczyska), che arriva all'Hotel coperta da una
pesante pelliccia, seguita da marcantoni guardaspalle, cranio rasato,
occhiali scuri, vestito nero, e da una lunga teoria di bagagli. La
nonnetta si dimostra subito padrona della situazione, siede in poltrona,
sceglie chi deve sederle accanto, ordina, pretende, e i marcantoni del
seguito fanno in modo, con le buone o con le cattive, che i suoi ordini
siano prontamente eseguiti.
Le scene oscillano fra il drammatico e il comico, quest'ultimo
sottolineato dal regista, come ad esempio i "balletti" di Aleksej quando
arrogantemente omaggia la baronessa tedesca, o del Generale quando cerca
di riconqistare Blanche che, a causa dell'eredità mancata si è
allontanata da lui; o gli svenimenti con pronto ricupero davanti a
notizie disastrose; o ancora l'affollamento davanti ai tavoli della
roulette, le grida della folla, i commenti, le urla dei croupier: tutto
crea un'atmosfera di falsa allegria, ma soprattutto di squallore
ambientale.

La musica di Prokof'ev è fortemente decrittiva. Ogni scena ha il suo
punto di riferimeto musicale. Timbricamente la musica è ricchissima, le
dissonanze vengono usate per sottolineare il grottesco di molte
situazioni. Il canto è praticamente un declamato nel quale quasi mai si
avvertono spunti lirici. Alcuni intermezzi, come ad esempio quelli che
precedono e seguono la scena del casinò, sono brani di musica realmente
molto belli. Ma tutta la musica dell'opera è attraente.
Barenboin l'ha diretta con grande chiarezza, riuscendo a dare al
linguaggio musicale una valenza espressiva che ha affascinato il
pubblico in sala.
Gli interpreti hanno cantato ad un ottimo livello e hanno saputo
esprimere i personaggi in tutti i loro atteggiamenti, spesso con
sottolineature forzate degli aspetti comici o di quelli grotteschi che
danno vita all'opera.

Gli applausi sono stati entusiasti. L'unica cosa da notare sono le
solite buate provenienti dal loggione, che hanno infastidito diverse
persone presenti in sala. Qualcuno ha commentato: ma non si potrebbero
booare i booatori? Mi pare giusto!

Saluti a tutti

Rudy

-------------
rodolfo.canaletti@tin.it
http://www.dicoseunpo.it
no comments
diggit! del.icio.us! reddit!