| Re: Ein deutsches Requiem |
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Group: it.arti.musica.classica · Group Profile
Author: LuluLulu Date: Jul 9, 2008 09:56
On 8 Lug, 22:00, "Erg Frast" wrote:
> "Lulu" ha scritto nel
[...]
> Visto che mi si tira in ballo....
>
> Non ho risposte alle tue domande, la sola esperienza che posso condividere è
> che non sono mai riuscito a capire e a "sentire" fino in fondo il requiem
> tedesco. Lo trovo troppo lontano dalla mia sensibilità "latina". E dire che
> mi sento tanto poco latino, tanto poco figlio di Enea e tanto più cugino di
> Alberico. Eppure il requiem va troppo oltre, con la sua visione consolatrice
> della morte... Ma quanti anni aveva poi quando l'ha scritto?
>
> In ogni caso il Brahms delle ultime gemme pianistiche, che in fondo conosco
> così poco, forse non è così plumbeo e definitivo.
> Mi hai suggerito cosa riascoltare in queste calde sere solitarie, ho bisogno
> di ripassare un po'.
>
> EF
Caro Erg,
io non so se questo ha a che fare con la latinità . Devo ammettere che
non mi sono mai posta concretamente il problema, non in termini
estetici comunque. Anyway la mia indole tende al meridionale e il mio
anelare verso qualcosa di immateriale va verso il nord. Billroth
scrisse della rapsodia per contralto che si trattava di una
sensibilità profondamente tedesca e Pestelli rincara la dose
"turbamento molto nordico".
Ma la passione secondo Matteo, non è altrettanto nordica? Eppure
quella non desta in me alcun dubbio, non sul piano del coinvolgimento
emotivo.
Brahms scrive il Requiem nel 1868, a 35 anni. Morirà soltanto nel
1897. Eppure questa visione della morte, così pacificata e serena,
oserei dire, quasi sempre (tranne che nel penultimo pezzo, forse, per
un tratto) mi sembra quella di uno che già sa tutto della fine, di un
saggio.
Il Brahms degli ultimi pezzi per pf. non è definitivo, ma "oltre",
come il Beethoven delle bagatelle, a mio avviso.
Il Brahms della rapsodia per contralto è invece davvero plumbeo, senza
consolazione.
Cari saluti e grazie della risposta
Lulu
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