Re: DVD- La Dama di Picche secondo Dodin
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Re: DVD- La Dama di Picche secondo Dodin         

Group: it.arti.musica.classica · Group Profile
Author: Giampaolo Lomi
Date: May 21, 2008 04:04

Il Tue, 20 May 2008 13:28:04 GMT, orso1149@libero.it (Roberto
Mastrosimone) ha scritto:
>La TDK ha pubblicato in 2 dvd l'allestimento della Dama di Picche di
>Ciaikovsky curato da Lev Dodin, che fece tanto scalpore a Firenze 9
>anni fa e di cui seguii la diretta radio, ascoltando i *buu* e i fischi
>all'indirizzo del regista. I DVD ne riproducono la ripresa all'Opéra
>Bastille con un altro cast. Ero curioso di vedere lo spettacolo tanto
>contestato e l'occasione è quindi giunta, grazie alla generosità di un
>caro amico.

Grazie prima di tutto, per questo tuo ottimo articolo. Mi ha fatto
piacere leggerlo e mi fa piacere risponderti con alcune osservazioni.
Ho molto apprezzato ciò che chiaramente hai descritto e che sta alla
base in definitiva del apporto fra scrittore, romanziere , cioè del
"letterato", con il creatore di una espressione musicale, sia essa
opera o concerto.
Mi pare necessario, anche per non essere frainteso, precisare che io
credo nell'esistenza di divesi modi di approccio di un essere umano
alla musica. Ci può essere un modo culturale, storico, letterario,
oppure una forma di immediatezza intuitiva, improvvisa che fa
scaturire fin dal primo contatto un rapporto di amore o di
indifferenza verso la creazione musicale proposta. Può esistere un
rapporto filologico, prevalentemente drammaturgico che può subordinare
la creazione musicale non a fenomeni espressivi semplicemente intuiti,
ma che rende dipendente la vera creazione da una forma di verità
storico teatrale e da significati che ad essa appartengono e che senza
di essi la creazione musicale non avrebbe conseguente ragione di
esistere.
Scusami, ma questa pemessa è per me fondamentale, perchè il mio
rapporto con la musica è sempre stato ed è tutt'ora un rapporto
intuitivo. Dico questo perchè, come forse sai già, o avrai già capito,
per me non è rilevante l'aderenza di tempo e di spazio, come nella
fattispecie, fra ciò che ha mirabilmente scritto Pushkin e ciò che ha
creato Ciaikovsky e che ha realizzato Dodin.
E' possibile che le due cose coincidano, ma se questo non accade,
nulla cambia al valore della creazione musicale prodotta. Anzi il
musicista può, modificandole, dare un senso anche migliore ai fatti,
adattando una realtà, comunque immaginaria, qual'è l'opera di uno
scrittore ad un'altra realta, sempre immaginaria, ma che è l'opera di
un musicista. E' un rapporto fra due espressioni artistiche totalmente
diverse. E questo rispecchia, secondo me, i diversi atteggiamenti
dell'animo umano. A me, per esempio, non piace molto leggere i romanzi
anche dei grandi autori, anche quando come nel caso di Pushkin o di
Manzoni ci si trovi a godere, leggendoli, di un'altra musicalità.
Quella della parola, della lingua nella sua fluidità, nella sue forme
immaginifiche, nella scelta di quelle espressioni non comuni che son
anche poesia e che esulano dalla banalità dei pochi lemmi che usiamo
nella lingua parlata di ogni giorno.
Come sai ho lavorato in cinema durante la mia vita. Il cinema ha
necessità di grande intuizione da parte del regista. Non si può
trasferire in cinema (immagini in movimento) un bellissimo romanzo
senza modificarlo proprio nella sua forma espressiva e narrativa. Così
è avvenuto per La Morte a Venezia di Thomas Mann e la sua
trasposizione viscontiana, tanto per fare un esempio.
Detto questo ci tengo a darti atto della interessanti considerazioni
che hai fatto in relazione al racconto di Pushkin, l'uso che ne ha
fatto Ciaikovsky, e l'interpretazione offertaci da Dodin.
So che il mio approccio "intuitivo" alla musica può essere vulnerabile
sotto diversi aspetti. Non è comunque una scelta, ma fa parte della
mia natura. Non amo spendere il tempo a leggere i racconti o i
romanzi. Se leggo e quando leggo, mi dedico quasi esclusivamente alla
storia e all'archeologia, dove non c'è nulla di intuitivo. Lo faccio
con grande sacrificio, perchè oltre ad essere pigro di natura
considero quello che vedo, e cioè la realtà che ci circonda,
fondamentale per ciò che culturalmente assimilo. Non è una scusa per
difendere la mia ignoranza e le mie lacune su molti aspetti letterari,
ma è semplicemente un modo di vivere la "mia" cultura.

Ciò detto, considero l'edizione della Dama di Picche , secondo Dodin,
una delle più belle realizzazioni di opera lirica di tutti i tempi.
Forse perchè il taglio dato da Dodin ha qualcosa di cinematografico,
da me subito recepito, come il riallaccio dei colori bluastri delle
pareti laterali del comunale che lo avvicinano visivamente a una
corsia di ospedale, delle quali Dodin ha fatto un prolungamento sul
palcoscenico per creare l'impressione di trovarsi tutti coinvolti
nello squallore di un unico manicomio dove si muove Hermann.
Come forse ti ho raccontato, quella sera di nove anni fa mi scontrai
di brutto con Stinchelli che sedeva dietro di me e che distrurbava lo
spettacolo con commenti di disapprovazione a voce alta durante
l'esecuzione.
Incontrai con piacere Luca Logi durante l'intervallo proprio per
cercare di capire il perchè di quella ostilità del pubblico fiorentino
verso Dodin, ma mi resi conto nel parlare che anche a lui Dodin non
era piaciuto.
Fatto sta comunque che le "ostilità" fiorentine versus Dodin si
sciolsero presto perchè il regista realizzo un Otello minimalista che
mi piacque moltissimo e un'allestimento della lady Macbeth del
distretto di Mzensk che purtroppo mi son perduta.
L'edizione della Dama di Picche di allora, fu diretta da Semyon
Bychkov e per quanto possa ricordare , dello stesso valore di
Rozhdestvesnsky. Ho trovato invece la Papian del DVD superiore alla
Gavrilova che cantò quel ruolo all'epoca.
E' un vero peccato che la Papian, a parte la Norma di Fassini a
Torino, non abbia fatto praticamente più nulla. E' come con Thomas
Hampson che ho visto nel Parsifal trasmesso pochi giorni fa.
Bravissimo e veramente possessore di una voce matura. Perfetto
baritono, ma ignorato dal clan dei direttori aristici d'Italia.
Dopo queste considerazioni, e avendo "accettato la proposta di Dodin",
non mi resta che aderire a quello che hai scritto tu in maniera
completa a proposito della esecuzione di questa edizione della TDK,
compreso il fatto, che si avvertono quà e là i "sopraggiunti" limiti
del canto di Galouzine, anche perchè nove anni sono trascorsi anche
per lui.

Ho anch'io l'edizione di Glyndebourne con la regia di Vick e quella di
Gergiev con Grigorian e la Guleghina, nonchè una edizione del 1992
diretta a Vienna da Ozawa dove cantano Mirella Freni, la Kasarova e
Atlantov. Ce l'ho da diversi anni, ma non l'ho ancora vista. Ogni
volta che ci provo, vedo la Freni e preferisco... rivederla nel Simon
Bccanegra o nella Boheme di Karajan :-))
Come avrai notato le scene di Borovski del DVD sono le stesse del
Comunale di Firenze di nove anni fa. Peccato che non fecero una
registrazione, tranne forse quella a macchina fissa e che comunque non
vedremo mai.

Cari saluti

Giampaolo
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