La TDK ha pubblicato in 2 dvd l'allestimento della Dama di Picche di
Ciaikovsky curato da Lev Dodin, che fece tanto scalpore a Firenze 9
anni fa e di cui seguii la diretta radio, ascoltando i *buu* e i fischi
all'indirizzo del regista. I DVD ne riproducono la ripresa all'Opéra
Bastille con un altro cast. Ero curioso di vedere lo spettacolo tanto
contestato e l'occasione è quindi giunta, grazie alla generosità di un
caro amico.
La Dama di Picche, o forse più correttamente La Donna di Picche, è
secondo me il vertice della produzione teatrale e musicale di
Ciaikovsky. Il soggetto è tratto da una novella di Pushkin che
Vsevolosky, impresario del Marinsky, aveva in un primo tempo
commissionato a Klenovsky che però rinunciò. Modest Ciaikovskij la
propose al fratello. L'originale pushkiniano poco piaceva però a Piotr
Ilyic, in particolare non si ritrovava in quel finale "aperto" in cui il
protagonista, German, impazziva e Liza finiva in moglie a un altro.
Modest finì col manipolare il tutto facendo di German più che un avido
giocatore che vuol riscattare con le vincite in denaro la sua origine
sociale ed elevarsi di rango soprattutto un uomo che non riesce a
realizzarsi sentimentalmente e tenta di sublimare nel gioco la sua
impotentia amandi, male che affligge ciaikovskianamente anche gli altri
personaggi. Ciaikovsky fu folgorato da questo rifacimento e finì con
l'identificarsi col protagonista terminando febbrilmente l'opera in
soli 44 giorni nell'inverno del 1890 a Firenze. Opera che si conclude
col suicidio di Liza prima e poi di German: quel suicidio che l'Autore
covava da tempo e con cui terminerà i suoi giorni tre anni dopo.
Nell'opera sono presenti e perfettamente fuse in un tutto organico le
componenti della poetica ciaikovskiana: il fato, l'impossibilità di
amare all'interno delle istituzioni, l'autobiografismo, il culto per il
Settecento e una conoscenza notevolissima degli autori del periodo,
l'amore sconfinato per Mozart, l'ammirazione per la Carmen di Bizet....
Dodin invece non convinto forse delle scelte dell'Autore sembra voler
tornare all'originale pushkiniano, per cui German non si suicida, ma
impazzisce e rivive in flash back le vicende che vengono presentate come
frutto della sua immaginazione malata, al punto che nel personale e nei
degenti dell'ospedale psichiatrico sembra veder reincarnata parte dei
personaggi della vicenda. Liza, così almeno mi è parso di capire, lo
assiste in corsia per poi abbandonarlo quando ha da lui la conferma che
è causa della morte della Contessa. Questa operazione di regìa non è
però indolore, in quanto Dodin è costretto a manipolare struttura e
parti dell'opera. Da tre atti e sette quadri viene divisa in due parti
in unico quadro (l'ospedale in cui è ricoverato German). Alcuni tagli si
impongono (in particolare gli interventi della folla nel Giardino
d'Estate) in quanto non inquadrabili in alcun modo, altrove vengono
cambiate le parole (il canto dei ragazzi del primo quadro, in cui in
questo caso interviene German delirando), nel racconto di Tomski la
Contessa canta le parole a lei attribuite, l'intermezzo pastorale è
affidato alle voci di German, Liza e la Contessa, anziché Polina, Tomski
e il soprano che impersona Chloé... e potrei continuare, ma mi fermo per
non appesantire troppo il post. Considerando che non tutto è ben risolto
e che le forzature rimangono numerose sorge il dubbio che Dodin avrebbe
dovuto modificare ancor di più.... Vengono inoltre sacrificate molte
componenti care all'Autore: insomma viene fuori forse proprio l'opera
che Ciaikovsky non voleva comporre. Quanto tutto ciò possa giovare alla
sua comprensione francamente non saprei [può essere che Dodin volesse
dimostrare che cosa sarebbe stata l'opera se l'Autore non avesse
manipolato Pushkin?]: di fatto cmq un'operazione del genere può essere
interessante per chi conosce benissimo quest'opera, ma è IMHO
decisamente fuorviante per chi, e sono forse la maggioranza, la ignora o
conosce pochissimo. Mutare il finale non è poi roba da poco, soprattutto
se a farlo non è l'Autore.
Accettata la proposta di Dodin gli va comunque riconosciuto il merito di
una regìa magistrale e superlativa, al punto che ci si duole davvero che
le proposte più "filogiche" soffrano poi di regìe inesistenti che
lasciano i cantanti abbandonati alle loro capacità sceniche individuali.
Qui non c'è un momento di stasi o di inerzia: una cura maniacale di ogni
movimento ed espressione domina il tutto.
I cantanti si rivelano attori consumatissimi, soprattutto Galouzine,
perennemente presente in scena, è davvero ineguagliabile.
La parte musicale (fatte le eventuali riserve per tagli e modifiche) è a
dir poco eccelsa. A cominciare dalla direzione di Gennadij
Rozhdestvenskij, perfetta, credo la migliore che io abbia sentito (e
penso di aver sentito tutte quelle disponibili in riproduzione): tempi
più lenti del solito, una angoscia onnipresente che spegne ogni
possibile empito sentimentale, l'idea di morte (che poi in scena manca,
fatta eccezione per la Contessa) dominante. I cantanti dimostrano di
sapere perfettamente che in quest'opera più che mai l'espressione conta.
Ogni frase, ogni parola è cantata col giusto accento. Galouzine non
sempre riesce a reggere la massacrante parte di German e talvolta è in
difficoltà vocale, ma va detto che in questo allestimento è costretto a
stare sempre in scena con un'unica pausa. Hasmik Papian è una Lisa
quanto mai efficace sia vocalmente che scenicamente e ci si duole che
non sia molto presente nei nostri teatri. Di alto livello le performance
di Irina Bogaceva (la Contessa) e Nikolai Putilin (Tomski). I parigini
non si lascian sfuggire l'occasione di applaudire calorosamente Ludovic
Tezier (Eleckij), che cmq nonostante canti bene l'aria è forse il meno
convincente del cast.
Concludendo una Donna di Picche dedicata a chi già conosce l'opera e
desidera una inedita prospettiva di lettura. Delle altre edizioni video
la più interessante come allestimento è IMHO quella con la regìa di Vick
realizzata a Glyndebourne, afflitta però da un German insopportabile e
da un cast (con l'eccezione di Leiferkus) un po' da routine. Quella del
Marinskij diretta da Gergiev ha una regìa di un esasperato didascalismo
firmata Temirkanov, la parte musicale delude. E' reperibile un polveroso
allestimento del Bolshoi (di cui scrissi a suo tempo) con un eccellente
Atlantov nella parte di German e un'incisiva Obratzova come Contessa.
Rimane da sperare che venga prima o poi riversato in DVD lo spettacolo
del Met diretto da Gergiev con Domingo, la Gorchakova e un meraviglioso
Horostovkij di cui youtube dà appetitosi stuzzichini: potrebbe essere
l'edizione cui far riferimento per un appagante fruizione dell'opera.