Re: Dalle due alle tre: Maria Yudina
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Re: Dalle due alle tre: Maria Yudina         

Group: it.arti.musica.classica · Group Profile
Author: alecs
Date: Aug 27, 2008 07:27

Shapiro used clothes ha scritto:

n due righe, cosa dice della Tureck?
>
> La morale della favola è che la Tureck mette in moto una formidabile
> procedura analitica (individuazione delle voci, trasparenza della
> polifonia e via dicendo) senza interrogarsi sul senso di quel che vuole
> rendere percepibile; non ci sarebbe un disegno, un progetto culturale
> consapevole come in Richter e in Gould, e prima di loro in Fischer.

a me pare che la ricerca della Tureck sul gesto (allieva di Theremin) la
renda abbastanza unica tra i grandi.
per carità ci sono casi in cui è clamorosamente colta in flagrante
(www.tureckbach.com/media/goldberg-variations/variation-14/). Ma si sa
che nei live il rispetto per la partitura si piega ad altre logiche.
(sebbene non veda rischi particolari nella var.14, ma vai a sapere cosa
aveva in mente in quel momento)
> Sottolinea l'originalità del tocco nella prima Tureck per notare come
> più recentemente il suo suono sia cambiato sostanzialmente (il che
> peraltro è vero).

mah, succede a tutti i musicisti.
>Alla fine la trova un po' noiosa perché anche
> l'originalità della prima fase è ottenuta con un controllo meccanico
> meticoloso, che impone tempi assai lenti e toni austeri; non è una
> virtuosa del tocco come Gould insomma (o, di nuovo, Richter, per restare
> al Clavicembalo ben temperato).

???
ecco Rattalino, quello delle ottave a 200 sennò sei una sega.
come fai a spiegare a uno così che il controllo meticoloso del mezzo non
è incompatibile con la velocità (anzi, ne è il presupposto)
siccome la tureck sceglie tempi lenti (alcuni solo percepiti come tali)
allora non è virtuosa dello strumento. Forse bisogna mettersi d'accordo
sul concetto di virtuosismo.
sul fatto del tocco, scusami ma rotfl. se davvero rattalino sostiene
questo allora non c'è nulla da aggiungere

http://italianhost.org/filehost/download.php?file=529420
>
>> a memoria qualcosa sulle ottave che determinerebbero la qualità di un
>> pianista,
>
> Che io ricordi, dice che i grandi pianisti (i pianisti virtuosi, non
> semplicemente gli interpreti intelligenti) di solito hanno grandi
> ottave. Di solito. Cosa banale, ma non così sbagliata.
>

no, dice che la cartina al tornasole per misurare un grande pianista
sono le ottave.
questo me lo ricordo bene, se non sbaglio era all'inizio del capitolo su
horowitz.
>> o le velocità metronomiche oltre le quali subentrerebbero certi
>> muscoli e robe così.
>
> Il blocco muscolare.
>

eh. puttanate quindi.
tra l'altro lui stesso si smentisce parlando della yudina che suonava
"inspiegabilmente" beethoven a velocità di un trillo. Anche di Horowitz
dice la stessa cosa, scrivendo che gli sembrava uno che vincesse i cento
metri camminando (oddio, vado a memoria, perdonami, il concetto è quello)
intendiamoci: non ce l'ho con rattalino (che saluto), è solo che non
vorrei mai averlo come insegnante di mio figlio.
>> (fai conto che ho accarezzato la tua guancia sinistra con l'indice e
>> il medio)
>
> Porta rispetto. Come disse don Vito. Manco mi offristi un café.
>

baciamo le mani.

alecs.
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