| Dalle due alle tre: Maria Yudina |
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Group: it.arti.musica.classica · Group Profile
Author: Shapiro used clothesShapiro used clothes Date: Aug 26, 2008 06:28
Oggi Rattalino si è cimentato con la Sonata in la minore di Mozart. L'ha
fatta sentire per intero in diverse interpretazioni, quella di Schnabel,
quella di Richter (notissime), un assaggio di fortepiano con Lubimov
(finemente fraseggiata, come sosteneva appunto il prof, ma che strumento
sgradevole... imho, si capisce) e una registrazione che non avevo mai
sentito, di Maria Yudina.
Maria Yudina è un'interprete straordinaria. La mia ammirazione per gli
interpreti russi cresce sempre di più; per quanto veneri Richter (con
qualche piccola eccezione legata soprattutto agli ultimi anni, ma è colpa
mia, non ci arrivo evidentemente) non ci sono solo Lui, Gilels (leggermente
più in basso) e Rachmaninov (ma questa è un'altra storia), lo devo
riconoscere.
Il primo Movimento della Yudina è strepitoso, di una tensione incredibile;
Mozart come poteva sentirlo un contemporaneo di Prokofiev. Per certi versi
ricorda l'incisione di Gould...che però è di vent'anni abbondanti più
recente. Inoltre l'atteggiamento critico della Yudina è più vario e
articolato di quello di Gould, affascinante ma un po' tetragono. Infine
realizza tutti i ritornelli. Negli anni quaranta. Non venitemi a ricordare
che Stalin amava Mozart, non c'entra niente.
Un discorso analogo a quello che si può fare su Sofronitzki, titolare di
esecuzioni mozartiane e schubertiane che non credo si possano liquidare
tanto facilmente.
Non ho ancora detto tutto: quel che manda fuori di testa è il finale, con
dei cambiamenti di tempo da stordire. Sono rimasto letteralmente
annichilito. Probabilmente è un'interpretazione estremistica, ma
dannatamente stimolante. Per carità , la correttezza storico filologica ha le
sue ottime ragioni (peraltro la flessibilità agogica non è necessariamente
antifilologica, in questo repertorio, almeno credo). Ma anche un'interprete
così...alla faccia dell'eterno fanciullo; quello offertoci dalla Yudina è a
pieno titolo un contemporaneo di Leopardi e Holderlin, è il musicista che
affascinò uno scrittore (e musicista) così innamorato della notte e del
mistero come E.T.Hoffmann, con una strumentazione retorico affettiva da far
paura, dalla dolcezza trasognata al sarcasmo nichilista (ascoltando pensavo
a certa ironia leopardiana). Viene da chiedersi se Mozart lo capissero
davvero di più sulle rive del Salzach, a cavallo fra i quaranta e i
cinquanta.
Se poi qualcuno vuole continuare a trastullarsi con l'eterno fanciullo,
salvo poi decidere che Mozart vale poco, si tenga stretto Andras Schiff. Il
fiume è un altro, ma la noia più o meno la stessa.
ShdR
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