Re: Concerti di Alter Ego a Colonia ed Essen (lungo)
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Re: Concerti di Alter Ego a Colonia ed Essen (lungo)         

Group: it.arti.musica.classica · Group Profile
Author: Fürsten Saurau
Date: Apr 14, 2008 09:51

bel reportage...
e di gianluca ulivelli che ora sta a Stoccarda, checcidici?

saurau

"Freiherr Childerich von Bartenbruch" gmail.com> ha scritto
nel messaggio
news:f9d844df-99f7-4f39-b91c-50bd5684c134@w5g2000prd.googlegroups.com...
Premessa: Difficile parlare di musica quando sono coinvolti
anche degli amici - ma credo che chi ogni tanto spreca un
po' del proprio tempo a leggere i miei post sia consapevole
che se non sono del tutto convinto di qualche cosa,
piuttosto che parlarne bene lo stesso, taccio. Ad esempio,
non parlerei bene di davidino (nonostante adesso, per le sue
cose, sia convinto che non lo ami più) se non fossi convinto
davvero che é un pianista coi fiocchi.

L'ensemble Alter Ego, ormai storico (!) ensemble di musica
contemporanea italiano, é venuto in Germania, a Colonia ed
Essen, per portare due programmi soprattutto italiani. Ha
diretto Valerio Sannicandro, pugliese, residente ora a Essen
e Parigi, mio amico di lunga annata: quando ancora era
squattrinato studentello (di musica elettronica alla
Folkwang Hochschule für Musik und Tanz), e io marginalmente
meno povero studente di dottorato in matematica, ogni tanto
lo andavo a trovare con una confezione di spaghetti, una di
sugo di pomodoro, e una bozza di sangiovese, e si discettava
di donne, politica, musica, e posizioni della viola. Siamo
pure accomunati dalla passione per il mac (lui, per pagarsi
il suo fidatissimo powerbook, era dimagrito).

Dell'ensemble Alter Ego conoscevo personalmente Francesco
Dillon, cugino di Tito Ceccherini e, cosa incredibile,
dall'aspetto e dal comportamento persino più caotici di
Tito. So che sembra impossibile, una sfida alle leggi
dell'entropia, ma tra i Ceccherini e i Dillon questo é
possibile. Fortuna che c'é la mamma di Tito ad essere
persona sensata.

Giovedì 10 Aprile, all'istituto italiano di cultura a
Colonia.

Il programma si apre con "Achille e la tartaruga" di
Marcello Panni, un brano ispirato al famoso paradosso di
Zenone. Ottavino e Violino sono contrapposti al duo di
Violoncello e Clarinetto. All'inizio i primi suonano del
materiale veloce, a rappresentare Achille, mentre Clarinetto
e Violoncello procedono, da brave tartarughe, più
lentamente, mentre il pianoforte scandisce il tempo, come
una specie di giudice di gara che conta i giri. Dopo un pò i
ruoli si scambiano, e alla fine la distinzione tra Achille e
la Tartaruga si fa meno chiara. Bel brano, con una chiara
realizzazione di una idea ben precisa. Sono contento di
aver avuto la possibilità di riascoltarlo anche il giorno
dopo.

"Renaissance", di Valerio Sannicandro, per violino e
pianoforte, prende, sostanzialmente, la forma di una melodia
accompagnata. Dal carattere austero, questo brano é
equilibrato ma, pur essendo assai valido, non raggiunge la
raffinatezza di alcuni lavori più maturi dello stesso
Valerio.

"La violette Geante", di Lucia Ronchetti, per flauto basso e
nastro magnetico, ispirato da un dipinto di Adolf Woelfli.
Ho trovato, purtroppo, poco originale la parte per nastro,
nonostante l'integrazione con il flauto fosse ben riuscita.
Il nastro conteneva parti derivate dalla frase "Allgebrah Du
bist (Wonne)", ben nota agli appassionati del grandissimo,
eclettico artista schizofrenico bernese. É stato molto bello
osservare la concentrazione di Manuel Zurria, flautista
dell'ensemble, durante la performance.

Seguiva, di Caspar Johannes Walter, "durchscheinende Etüde
IV/d" per clarinetto, violino e violoncello. Non ho molta
considerazione per autori che già da giovani scrivono come
dei vecchi, e perseverano a comporre musica sostanzialmente
puntilistica, nella quale ogni nota, punto di incontro di
numerosi e inconoscibili processi generativi, é, per citare
un amico pianista tedesco che ne apprezza la musica,
"sovraccarica di significato". Sarà anche un procedimento
compositivo coerente e interessante, ma il risultato, come
quasi tutto ciò che ho sentito di Caspar Johannes Walter, mi
ha solo fatto gioire solo quando si é concluso (a conferma
che un brano non mi piace solo quando é astruso o complesso,
o quando contiene un singolo, improvviso, acutissimo fischio
in fortissimo al clarinetto che spaventa una anziana signora
seduta vicino a mia moglie).

Ben altro il livello di Luftwurzeln, di Carola Bauckholt,
per clarinetto, flauto, violino e violoncello. Brano ricco
di vitalità e humor, eseguito con dedizione. Non molta
musica di oggi riesce a strappare sorrisi al pubblico in
virtù di un elemento di vero spirito. Carola Bauckholt ci é
riuscita. Chapeau.

Le Miniaturen di Harald Muenz sono una raccolta di undici
brevissimi movimenti per clarinetto, violino, violoncello,
pianoforte, in tutto una dozzina di minuti, mi é sembrato
che una fosse addirittura costituita da un singolo accordo.
I pezzi sono concentratissimi, e finemente cesellati.

Ha concluso il programma "Manhattan Bridge: 4:30 a.m." di
Martino Traversa, per flauto, clarinetto, violino,
violoncello e pianoforte. Il brano nasce da una esperienza
personale. L'autore si trovava proprio sul ponte di
manhattan alla 4:30 del mattino, con delle partiture
sottobraccio (questo lo faccio sempre anch'io, sul ponte del
Rhein-Herne-Kanal), e una improvvisa folata di vento le ha
sparpagliate, facendo girare rapidamente le pagine. Da
questo é nata l'idea di scrivere un brano usando come
materiale di partenza frammenti di Messiaen, Webern, e altri
autori, facendolo "girare" come spinto dal vento, in una
girandola di mescolamenti. Alcuni frammenti erano
riconoscibili, ma a Traversa é riuscito di dare coerenza e
solidità al tutto. Il risultato é un brano accattivante,
interessante, e, oso dirlo, piacevole.

Il giorno dopo, concerto nel Padiglione della RWE alla
Philharmonie di Essen.

Fausto Romitelli, "Domeniche alla periferia dell'impero"
flauto basso, clarinetto basso, violino, violoncello. Ho
diverse volte parlato di Faustino Romitelli. La sua
prematura scomparsa, a causa di un tumore, mi sconvolse, e
la musica che ci ha lasciato é documentazione preziosa della
creatività di una autentica forza della musica. La
formazione di Romitelli é avvenuta in parte al di fuori del
mondo della musica colta, e vi ha riportato esperienze, un
particolare gusto per il suono, e una vitalità talvolta in
sottotono nel panorama degli anni 80 e 90. Le tecniche
spettrali, ma anche la costruzione formale di Ligeti e una
certa mistica contemplazione del suono, annidato nei
microintervalli, mediata da Scelsi, sono solo alcune delle
influenze di Romitelli il cui stile, lungi da essere copia,
é però fortemente personale. Alessandro Arbo ha scritto, a
proposito di questo brano "Il titolo sembra evocare una
delle tante figure dell'Immobile. Non succede un granché,
nelle domeniche alla periferia dell'Impero: le giornate
trascorrono sonnolente, in un mugolare cupo, gravido di
attesa."

I brani di Rochetti, Traversa, Panni del giorno prima sono
poi stati riproposti.

Luca Francesconi, "Doppio-Immagine". Per violoncello solo. Lo
stesso materiale viene esposto due volte, da angoli diversi,
una sorta di due variazioni senza tema, o con un tema
disposto su un piano temporale distinto. Il brano é
decisamente impegnativo, ma Francesco Dillon é riuscito a
padroneggiarlo - e questo nonostante il brano sia stato
finito 5 giorni prima della prima esecuzione assoluta!

Emanuele Casale, "5" (flauto, clarinetto, nastro). Emanuele
Casale mi stupisce spesso per la vivacità, talvolta la
violenza, sempre per la estrema immediatezza dei suoi brani.
"5", semplicemente il quinto pezzo di un ciclo di brani
senza nome, é un doppio duo. Ad un livello il flauto ed il
clarinetto sono abbinati a una parte del nastro, il quale
contiene quindi due "parti" principali. D'altra parte,
anche all'interno delle due coppia (flauto e nastro,
clarinetto e nastro) esiste un rapporto che oscilla tra
l'accompagnamento e il contrasto. La ritmica ossessiva, la
velocità, il virtuosismo strumentale, rendono l'ascolto di
"5" un'esperienza trascinante.

Infine, di Valerio Sannicandro, "Odi di Levante".
Per violino, viola, violoncello, flauto, clarinetto,
pianoforte. L'ensemble Alter Ego é stato in questo caso
integrato dal violista Konrad von Coelln.
Questo pezzo mi ha quasi messo in imbarazzo. Cosa posso
fare quando un brano di un carissimo amico non solo é una
delle cose migliori che ha scritto, ma anche,
oggettivamente, un brano forte, carico di significato, uno
dei pezzi nuovi più significativi che ho avuto modo di
sentire negli ultimi tempi?
Beh, lo dico, chiaro e tondo, assieme alla "confessione" che
Valerio é amico mio. Chi mi legge ne tragga le conclusioni
che vuole. Odi di Levante: Un brano ricco di poesia,
evocativo, personale, un brano in primo luogo scritto per se
stesso, anche se in risposta ad una commissione. Musica
solida, non solo dal punto di vista formale, che in realtà
segue un piano sostanzialmente libero, ma solida come
immagine. Sembra di vivere la Puglia (Valerio é di
Bisceglie) in quella musica. L'inizio (ribattuto del
pianoforte su una corda preparata, mentre il violino incede
lentamente con una specie di litania con il sordino di
metallo) é una musica notturna. Sezioni gradatamente più
mosse sono disposte in modo simmetrico attorno al centro. Il
pezzo si conclude ancora con una Nachtmusik, anche se alcuni
frammenti di scale cromatiche udite prima in sordina, o
nascoste tra i gettati degli archi, ora si rivelano quale
inquietante elemento tematico. Degna conclusione del
programma e, a mio parere, importante aggiunta al repertorio
delle musiche per organico tipo "Pierrot Lunaire" (con viola
però distinta dal violino).

Come sempre, l'ensemble Alter Ego ha dimostrato di trovarsi
a proprio agio con stili diversissimi tra loro, con
professionalità. I succosi backstage non ve li racconto.

a tutti rivolgo i miei più sentiti omaggi
Childerich von Bartenbruch
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