"Francesco Merli" ha scritto nel messaggio
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> Nelle democrazie, e Israele certamente lo è, esistono legittimamente
> diverse visioni sulle scelte del proprio paese, magari di testimonianza
> minoritaria. Ma nessuno penserebbe che tali opinioni siano un tradimento
> della patria.
E infatti nessuno lo ha detto. Proprio nessuno.
> Grossman è uno scrittore, suo figlio è morto un anno fa in Libano in una
> guerra che lui e molti altri in Israele considerano sbagliata e condotta
> malamente.
La considero condotta malamente pure io, per quel che ne ho capito. Non è un
caso che per la prima volta al ministero della difesa ci fosse un ex
sindacalista anziché una persona di competenza militare comprovata.
> Né G. né B. sono con Hamas o con Hezbollah, sono entrambi ebrei, convinti
> che il loro popolo abbia diritto a una patria nella sicurezza.
Nessuno ha detto che Grossman o Baremboim stiano con Hamas o Hetzbollah, e
non capisco come si possa produrre un fraintendimento simile. Ho scritto
proprio tutta un'altra cosa.
> E che anche i palestinesi hanno tale diritto. Non tutti gli israeliani e
> non tutti i palestinesi la pensano cosi. Se pace ci sarà la faranno
> necessariamente i primi.
Ed eccoci da capo. Che significa che la pace la faranno necessariamente gli
Israeliani? Questa è frase è, nella considerazione più benevola possibile,
sibillina. Pare discendere dalla constatazione che lo stato di guerra
dipenda principalmente dagli Israeliani. A me pare logico che guerra e pace
si facciano in due. Almeno è quello che ci è stato ripetuto in un migliaio
di occasioni diverse. Piccolo esempio: Israele si ritira da Gaza, lascia
persino delle installazioni produttive che, per carità , verranno
immediatamente distrutte, ma così non va bene, per molti progressisti
nostrani (l'ho detto anche sopra, progressisti italici; il che dovrebbe
automaticamente portare a escludere che intendessi i progressisti
israeliani, come Grossman, o ebrei della diaspora, come Baremboim) anche il
ritiro andava concordato, perché i passi significativi si "fanno sempre in
due". Un esempio fra i tantissimi, sono discorsi sentiti ripetutamente.
> Perché mai se io cito personalità della cultura ebraica e palestinese
> dovrei discolparmi per quello che fanno Hamas o Hezbollah? Quando mai ho
> detto o lasciato capire che li approvo? Se si vuole discutere di questo lo
> si faccia, ma non era in argomento.
Andiamo con ordine. Mi sembra di aver letto una tua sinteticissima versione
della storia della questione israelopalestinese negli ultimi decenni,
diciamo dalla morte di Rabin. Hai o non hai scritto (ti cito):
> che le autorità israeliane si rendono conto della pericolosità di frange
> estremistiche presenti, ben oltre le attuali posizioni politiche di quel
> governo certamente lontane dal pensiero politico del musicista. Queste
> frange già bloccarono anni fa il processo di pace avviato da Rabin,
> assassinandolo.
Questo lo dicevi oggi, intorno alle tre del pomeriggio. Io ho commentato che
a leggerti pareva che il processo di pace fosse fallito (in realtà è fallito
più volte) sempre per colpa degli Israeliani. Magari di frange estremistiche
che sono sicuramente da biasimare ma, per carità , israeliane. Ho detto che
non mi passa neppure per la testa di giustificarle, non ne condivido affatto
le idee e l'operato. Ma mi colpisce che si pensi regolarmente a qualcuno,
che, per quanto riprovevole, sta da una parte sola. Mi è venuto naturale
porre la questione: avete una vaga idea di quel che hanno combinato Hamas e
Hetzbollah, nel frattempo? Per tacere dell'Iran e della Siria?
> Ditemi però se parlare di conflitto Israelo-palestinese è tabù e io mi
> adeguerò per non urtarvi.
Non è tabù e non devi adeguarti. Potresti esprimerti chiaramente e
possibilmente informarti.
dR