"Sightreading" gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:_bpok.131445$FR.404471@twister1.libero.it...
> Proust, dici, per la spiata della ballerinetta, come quello che spiava il
> barone Charlus?
Complimenti. Assai più banalmente, mi riferivo alla frase di Noodles che è
perfino troppo scoperta. Poi di particolari "proustiani" ce ne sarebbero
altri. Altra banalità , scusa se insisto: il latente carattere omosessuale
del rapporto fra Max ("la mamma", come ben avverte Deborah) e Noodles (da
parte di Max, soprattutto) può fare pensare a parecchi aspetti dell'opera
proustiana, come l'insistito carattere visivo dell'eros (per un regista
questo ha una valenza anche metacinematografica). L'insistenza
contraddittoria sulla misurazione del tempo e sui simbolismi ad essa legati,
direi anche. La gestione narrativa dei piani temporali, infine, per quanto
assai meno complessa che nel modello: tutto potrebbe essere un'allucinazione
di Noodles...
>Non mi ricordo bene... Le altre citazioni che dici confesso mestamente di
>non averle colte.
Allora: la più facile, la macchina che cade dal ponte interrotto, come in
Jules e Jim. Prova un po' a pensare alla storia di JeJ, e alle vicende che
portano al doppio suicidio...Per Welles e Renoir si tratta soprattutto di
particolari tecnici, modi di intendere l'inquadratura e di farla evolvere
nel tempo; quindi sono più difficili da descrivere con le sole parole, anche
se molto più interessanti. Subito all'inizio (l'agguato in casa di Eve, la
sequenza in cui viene torturato Moe) ci sono parecchie inquadrature che
ricordano assai da vicino famose inquadrature di Welles, di Quarto Potere,
per la precisione (inquadrature dal basso, soffitto visibilissimo e
incombente, piani prospettici gestiti in modo assai divaricato ed
espressionistico, anche grazie alla profondità di campo). Per Renoir ho
avuto l'altra sera l'impressione, per la seconda o terza volta (ed è un film
che avrò visto una quindicina di volte almeno) che spesso si consegua il
senso di dinamismo necessario alla scena più con i movimenti di entrata e
uscita laterale degli attori (una delle grandi specialità di Renoir) che con
i movimenti della macchina. Insomma, non è sempre vero che la cinepresa si
muove incessantemente.
Ah, dimenticavo: nella Signora di Shangai il protagonista fugge proprio in
un teatro di marionette cinesi...anche questo, come quello con Truffaut, è
un confronto illluminante (pensa alla storia e alla progressione drammatica
del film di Welles, e alla circolarità ostentata di quello di Leone). Sono
citazioni scoperte e assai poco innocenti, hanno una precisa valenza
sematica che si esprime solo se si conosce il testo a cui si fa riferimento.
Se ti intressano queste cose, c'è una bibliografia sterminata. Ricordo
ancora un intervento di Alberto Pezzotta che lessi almeno otto anni fa in un
saggio su Tarantino (ahimé), con un'ottima tipologia della citazione
cinematografica. Era nel volume monografico dedicato a Tarantino nella
collana Garage della Paravia. Non si trova più, ma forse in biblioteca...
dR