articolo vanity fair su omeopatia
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articolo vanity fair su omeopatia         

Group: free.it.religioni.scientology · Group Profile
Author: Alessia Guidi
Date: Jan 22, 2008 00:40

Vebbè, ammetto che ultimamente mi dedico alle letture leggere... Ma VF
secondo me è una rivista molto ben fatta.

Sull'ultimo numero c'è un bell'articolo sull'omeopatia, lo posto
perchè secondo me ha a che fare anche con l'argomento di cui trattiamo
noi.

Al

ps: qui ci sono i commenti di Daria Bignardi, giornalista che apprezzo
molto. Salvo in alcune occasioni... http://bignardi.style.it/
=======

SONO UNA PARTICELLA DI ARSENICO. C'E NESSUNO?

I dietologi televisivi sono il suo bersaglio preferito. Ma in
Bad Science ("scienza cattiva"), la sua rubrica settimanale sul
quotidiano inglese The Guardian, Ben Goldacre "inchioda" da anni
chiunque propaghi teorie mediche a suo avviso infondate. Laurea in
Medicina a Oxford, master in filosofia, un'esperienza da ricercatore
in neuroscienze all'Università degli Studi di Milano, ha vinto due
volte il premio dell'Association of British Science Writers per il
miglior articolo scientifico. Scrive anche per la famosa rivista
medica The Lancet, dove a fine 2007 ha pubblicato insieme
a un'équipe di ricercatori svizzeri uno studio che mette in
discussione l'efficacia dell'omeopatia. Immediate
le polemiche e le critiche. Questo pamphlet è la sua risposta.

Essere creduloni, per certi aspetti, è innocuo. Per altri aspetti,
però, può diventare una cosa seria. Giorni fa, la scrittrice Jeanette
Winterson ha lanciato sui giornali una difesa "scientifica"
dell'omeopatia, attribuendole addirittura un ruolo rilevante nella
cura dell'Aids in Africa, e ha duramente criticato la rivista di
medicina The Lancet per aver pubblicato un articolo dove invita i
dottori a dire ai loro pazienti che le "medicine" omeopatiche non
danno alcun beneficio.

L'articolo, in realtà, non dice affatto questo, e io ne so qualcosa,
perché l'ho scritto. La mia non è una presa di posizione di un
parruccone conservatore della vecchia medicina. Non sono un
parruccone, non sono neppure un superesperto, e le mie opinioni
personali non hanno nulla a che fare con quello che ho scritto: mi
limito a parlare delle prove scientifiche della validità
dell'omeopatia. Prove che, per essere analizzate, non richiedono
competenze speciali. Si tratta di una questione abbastanza semplice.
E proprio questo è il guaio. Perchè la Winterson cerca di dirci, come
tutti i fan dell'omeopatia, che i poteri terapeutici di queste pillole
sono speciali e perciò i loro benefici non possono essere testati come
quelli di qualunque altro farmaco. Questo presupposto si è talmente
radicato che persino i medici hanno iniziato a crederci.

Ma quando è troppo è troppo. Perché la medicina vera - quella bella,
elegante, intelligente e, soprattutto, importante - è basata sulle
prove scientifiche. E' grazie a essa se sappiamo che cosa può curarci
e che cosa può ucciderci.

VI FA SENTIRE MEGLIO?

Allora immaginiamo di parlare con un fan dell'omeopatia, uno
intelligente e tollerante, però. "Guarda", comincerà a dirci, io so
soltanto che quando prendo una pillola omeopatica mi sento meglio".
Questo lo accettiamo assolutamente. Nessuno può negarlo.
Ma siamo sicuri che non si tratti dell'effetto placebo? I misteri
dell'interazione tra corpo e mente sono di gran lunga più complessi di
quanta immaginiamo. Sappiamo, per esempio, che le pillole di zucchero
teoricamente non hanno alcun effetto sull'ulcera, eppure quattro
pilbole di zucchero al giorno (se il paziente non sa che sono pillole
di zucchero) la fanno andare via più in fretta di due pillole di
zucchero. Sappiamo che un'iniezione di acqua salina - anche lei, di
per sé, inutile - è un trattamento più efficace della pillola di
zucchero per il dolore. Sappiamo che le pillole di zucchero verdi
combattono i sintomi dell'ansia meglio di quelle rosse. Sappiamo che
persino il colore giusto sulla confezione di un antidolorifico ne può
intensificare gli effetti. Sappiamo che un bambino malato risponde
alle aspettative e al comportamento dei suoi genitori. Insomma,
l'effetto placebo è una cosa seria, e uno dei fenomeni più
interessanti mai scoperti dalla scienza medica.

Ma l'efficacia dell'omeopatia potrebbe anche dipendere dalla
cosiddetta "regressione versa la media", un fenomeno statistico ancora
più affascinante. Tutte le cose hanno un loro ciclo naturale: Il
vostro dolore alla schiena aumenta e diminuisce nel corso di una
settimana, di un mese a di un anno.Il vostro umore si alza e si
abbassa. Vi raffreddate, e dopo un po' state meglio. Se prendete
un'innocua pillola di zucchero quando il disturbo è al massimo, sono
maggiori le prababilità che poi starete meglio, proprio nello stesso
modo in cui, se fate un doppio sei coi dadi, è prababile che il lancio
successivo dia un numero inferiore. Questa è la regressione versa la
media.

"Beh, può darsi", dirà il fan dell'omeopatia. "Ma non credo. So
soltanto che con l'omeopatia sto meglio".

LA PROVA DEI TEST

Per fortuna esistono i test. Si può eseguire un test attendibile
praticamente su tutto: due metodi di insegnamento, due forme di
psicoterapia, due stimolanti della crescita delle piante. Il primo
test della storia, raccontato dalla Bibbia (Daniele 1:1-16), metteva a
confronto l'efficacia di due diete diverse sulla forza dei soldati.

Immaginiamo allora un test modello per l'omeapatia. Si prendono,
diciamo, duecento persone e le si dividono a caso in due gruppi di
cento. Tutti i pazienti si fanno visitare dall'omeapata e ottengono
ognuna una prescrizione. Ecco però il colpo di scena: un gruppo prende
le vere pillole omeopatiche che gli sono state prescritte, mentre ai
pazienti dell'altro gruppo vengono date pillole di zucchero. Nessuna
di queste persone, ovviamente, sa se sta prendendo le pillole vere o
quelle false.

Questo test, in verità, è stato già eseguito parecchie volte, e in
genere si è scoperto che le pillole di zucchero generavano un effetto
placebo molto simile a quello registrato da chi prendeva le vere
pillole omeopatiche.

Allora come mai gli omeopati continuano a parlare di test dove i
rimedi omeopatici ottengono risultati nettamente superiori a quelli
del placebo? Semplice: ricorrono agli stessi trucchi sofisticati che
le grandi industrie farmaceutiche (quelle del farmaci "normali", per
intenderci) spesso usano per gettare fumo negli occhi dei medici e
vendere meglio i loro prodotti.

RISULTATI "TRUCCATI"?

E' vero: le riviste di medicina alternativa hanno spesso pubblicato i
risultati di test dove i rimedi omeapatici funzoanavano meglio del
placebo. Il problema è che non sempre si trattava di test attendibili.
A volte, per esempio, i pazienti sapevano se stavano prendendo la
pillola vera o il placebo. Altre valte - con un casa ancora più
subdolo - sembra che i pazienti non siano stati assegnati a caso al
gruppo "omeapatia" o a quello "pillole di zucchero": che cioè
l'omeapata, "inconsapevolmente"', abbia messo i pazienti più malati
nel gruppo delle pillole di zucchero, e i più sani in quella dei
rimedi omeopatici.

I test fasulli, ovviamente, esistono anche nella medicina classica, ma
con una differenza fandamentale: lì esiste ancora una forte cultura
dell'autocritica. I medici vengona incoraggiati a denunciare le
ricerche malfatte e i farmaci scadenti. Di recente il British Medical
Journal ha premiato i tre migliori studi clinici del 2007: ebbene,
tutti e tre erano studi che mettevano in evidenza i penicolosi effetti
collaterali di tre farmaci in commercio. I terapisti alternativi,
invece, quando gli fai presente un problema con prove alla mano, non
contestano i tuoi risultati né leggono il tuo lavoro: si limitano ad
arrabbiarsi.

Non è solo un problema di attendibilità del test: esiste anche un
fenomeno che nel settore chiamiamo "pregiudizio di pubblicazione". E'
più probabile cioè che una ricerca venga pubblicata quando i risultati
sono positivi, perchè questi fanno più notizia, e sona ovviamente
anche più gratificanti. E' un problema che riguarda tutti i campi
della scienza, ma sapete quanto peso ha nella medicina alternativa?
Beh, diciamo che nel 1995, di tutti gli articali pubblicati nelle
riviste di medicina alternativa, solo l'1%% riportava risultati
negativi. Le cifre più recenti parlano di un 5%%: una quota ancora
troppa bassa. Insomma, quando un test dà un risultato negativo, i
terapisti alternativi, gli omeopati e le compagnie che producono
farmaci omeopatici sembrano propensi a non pubblicarla.

Esiste uno strumento matematico chiamato "meta-analisi", che consiste
nel mettere insieme tutti i risultati di tutti gli studi su un dato
argamento. Ebbene, se si applica questo strumento ai test
sull'omeopatia, e si eliminano i test inattendibili e si tiene conto
del pregiudizio di pubblicazione, si scopre che gli effetti dei rimedi
omeopatici sono molto vicini a quelli del placebo.

EFFETTI COLLATERALI

E se anche fosse? Non è detto che l'omeopatia non abbia un suo ruolo a
prescindere dall'efficacia dei singoli prodotti. Durante l'epidemia di
colera del diciannovesimo secolo, le percentuali di decessi erano tre
volte più basse nel London Homeopathic Hospital che nel Middlesex
Hospital. Naturalmente, le pillole omeopatiche non facevano nulla
contro il colera. Ma, all'epoca, nessuno sapeva come curare il colera,
e i medici "tradizionali" sperimentavano terapie terribili allora in
voga, come il salasso, e decisamente dannose. I preparati omeopatici,
almeno, erano innocui. Analogamente, oggi si verificano spesso
situazioni in cui il paziente chiede una cura che la medicina non può
offrirgli: contro i mal di schiena, gli stress lavorativi, gli
affaticamenti inspiegabili dal punto di vista medico, ma anche il
comune raffreddore. In questi casi, imbottirsi di farmaci potenti
significa solo procurarsi effetti collaterali. E allora, non è meglio
una pillola innocua? Detto questo, anche l'omeopatia ha effetti
collaterali. Perché può promuovere l'idea che una pillola sia una
risposta appropriata a un problema sociale o a un piccolo disturbo
virale, e soprattutto rafforzare credenze distruttive sulla malattia.

E' una pratica di marketing abituate, per molti suoi operatori, quella
di denigrare la medicina tradizionale. Da un'indagine è emerso che
oltre la metà degli omeopati inglesi consiglia ai pazienti di non
praticare ai figli la profilassi con il vaccino trivalente (morbillo -
parotite-rosolia), sulla base di un rischio presunto di effetti
collaterali - mai dimostrati seriamente, e anzi da tempo
scientificamente smentiti - tra i quail l'autismo. E ci sono casi ben
più preoccupanti. La Society of Homeopaths, il più importante organo
professionale in Europa, ha tenuto un simposio sulla cura dell'Aids
basato sull'opera di Peter Chappell, un signore che sostiene di poter
combattere il virus Hiv a colpi di pillole omeopatiche e di una
speciale musica "terapeutica". Per evitare di rispondere del loro
operato, e proteggersi dalla competizione all'arma bianca che
caratterizza il resto del mondo accademico della medicina, gli
omeopati si sono chiusi nelle barricate. La già citata Society of
Homeopaths ha persino minacciato di fare causa ai blogger che si
permettono di criticarla. E i corsi universitari di omeopatia che io e
altri colleghi abbiamo cercato di avvicinare hanno seccamente
rifiutato di darci informazioni fondamentali su che cosa insegnino e
come.

DOV'E FINITA LA MOLECOLA?

I rimedi omeopatici vengono preparati prendendo un ingrediente, per
esempio l'arsenico, e diluendolo così tanto che, nella dose di farmaco
che poi si assume, di arsenico non c'è più neanche una singola
molecola. Gil ingredienti, molto diversi da quelli dell'erboristeria
con cui l'omeopatia viene spesso confusa, sono scelti in base al
principio - elaborato a fine Settecento dal medico tedesco Samuel
Hahnemann - del simile che cura il simile: una sostanza che in dosi
normali farebbe sudare, per esempio, viene usata per curare la
sudorazione in eccesso.

Il grado di diluizione viene indicato con la "Scala CH" o centesimale:
1 CH significa che, su 100 parti di rimedio, 1 è costituita
dall'ingrediente e 99 dal diluente (di solito acqua o alcol), 2 CH
significa che l'ingrediente è presente solo in 1 parte su 10 mila
(100x100), e così via. Ma la diluizione del rimedio tipico è molto più
alta, di solito 30 CH. Che significherebbe, stando al sito della
Society of Homeopaths, "meno di una parte per milione della sostanza
originaria". Magari fosse così: una preparazione omeopatica 30 CH ha
una diluizione di 1 una parte su 100 alla 30a potenza, o se preferite
10 alla 60a, che significa 1 seguito da 60 zeri. Insomma: una parte
su 1.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.
000.000.000.000.000.000. Per darvi un'idea: è come se una molecola
della sostanza terapeutica galleggiasse in un contenitore 30 miliardi
di volte più grande del pianeta Terra. Per darvi un'altra idea: anche
fermandosi a una diluizione più bassa, 15 CH, per avere una buona
probabilità statistica di ingerine una sola molecota dell'ingrediente
originale, un paziente dovrebbe berne 25 tonnellate. A una diluizione
di 100 CH, che viene venduta abituatmente e che, secondo gli omeopati,
è ancora più efficace della 30 CH, la sostanza terapeutica viene
diluita per più del numero totate di atomi esistenti nell'universo.
Certo, l'omeopatia è stata inventata prima che si sapesse come è fatto
un atomo. Il probtema è che, da allora, non è sostanzialmente
cambiata.

Come può una sostanza diluita quasi all'infinito curare? Molti
omeopati sostengono che l'acqua abbia una "memoria". Ma non hanno mai
spiegato chiaramente come possa funzionare. James Randi, prestigiatore
americano e appassionato "smontatore" di teorie fantasiose, ha offerto
molti anni fa un premio di un milione di dollani a chiunque avesse
dimostrato di essere in grado di distinguere in modo attendibile un
flacone di soluzione omeopatica da un flacone d'acqua. Il premio non è
stato ancona ritirato.

VANITY FAIR 23.01.2008
8 Comments
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